Le lacrime dell’anziana segregata in casa «Liberatemi, sono incatenata da 11 ore»

L’allarme lanciato da un tecnico del gas. Lei ha una pensione da 2.600 euro, veniva immobilizzata anche su una poltrona La nuora: io e mio marito l’abbiamo legata per evitare che si facesse male. Il pm: rimanga agli arresti. Oggi la decisione
CHIETI. «Liberami, sono incatenata al letto dalle sette di mattina». Così, alle sei di sera di lunedì, l’anziana di Ortona legata dalla nuora e dal figlio ha implorato un tecnico del gas che, per controllare il contatore, ha bussato alla porta dell’appartamento-mansarda nel centro della città. Il letturista, pochi secondi prima, era stato invitato a entrare da una voce femminile. Una volta varcato l’uscio, il ragazzo si è trovato davanti una scena da film horror: l’85enne, immobilizzata a suo dire da undici ore, con le caviglie e un polso ancorati a una parete con tanto di lucchetti, che chiedeva aiuto. Quel giovane è rimasto sotto choc, ma non ha esitato a telefonare al 112. È questo l’antefatto che ha consentito ai soccorritori di precipitarsi nella casa trasformata in una sorta di prigione e di slegare la pensionata che, prima di essere trasportata in ospedale, si è lasciata andare a un pianto liberatorio e ha abbracciato una giovane carabiniera.
LE ALTRE CATENE
I ferri per impedire all’anziana di muoversi non erano solo sul letto. Una catena, fissata a un mobile di legno, si trovava anche accanto a una vecchia poltrona con evidenti macchie di sangue. Tutt’intorno, come hanno constatato i militari della stazione di Ortona durante il sopralluogo, c’erano condizioni igieniche precarie: ambienti maleodoranti, posate e piatti sporchi nel lavello, tracce ematiche. Ieri mattina, la nuora dell’anziana, una casalinga di 53 anni, ha parlato davanti al giudice Luca De Ninis e ha cercato di difendersi dalle accuse, pesantissime, di sequestro di persona aggravato e maltrattamenti in famiglia. Il sostituto procuratore Giuseppe Falasca ha chiesto di confermare gli arresti domiciliari: il giudice si è riservato la decisione. Fuori dall’aula, al terzo piano del palazzo di giustizia di Chieti, ad attendere la donna c’era il marito, un ex poliziotto di 59 anni, indagato a piede libero per gli stessi reati.
L’INTERROGATORIO
L’anziana abita nello stesso palazzo del figlio e della nuora da 18 anni e percepisce, tra la pensione da portantina dell’ospedale, assegno di reversibilità e invalidità, circa 2.600 euro al mese. «Lei vive nell’appartamento in mansarda, intestato a mio marito, ma passa quasi tutta la giornata con noi, nell’appartamento sottostante», ha detto la donna, assistita dall’avvocato Rocco Giancristofaro. «Quando era stanca, era lei stessa a chiedere di tornare in mansarda e accettava di essere legata con le catene. Questa situazione va avanti da circa due mesi. È una scelta condivisa anche da mio marito».
LA GIUSTIFICAZIONE
E ancora: «Lo facciamo per la sua sicurezza, per evitare che si faccia male, o che butti gli oggetti dalla finestra. Dall’Adi (l’assistenza domiciliare integrata gestita dalla Asl, ndr) ci avevano fornito delle fasce di contenzione, per i momenti di crisi per i pazienti che soffrono di Alzheimer, ma non erano sufficienti. Tanto per fare un esempio: lo scorso anno, alzandosi, si era fratturata il femore. L’alternativa era sottoporla a una massiva cura di farmaci, ma quando le abbiamo dato quelle medicine era diventata un vegetale: non parlava, non muoveva le gambe. Ora non è sotto terapia, perché la sua terapia è la famiglia. La notte non viene legata: a turno io o mio marito dormiamo con lei, perché nella mansarda c’è anche un altro letto».
IL GIORNO DEL BLITZ
Per stessa ammissione dell’arrestata, il giorno del blitz dei carabinieri, l’anziana è stata legata, ma tra le 14.30 e le 15, «dopo essere stata lavata». Fino a quando, intorno alle 18, è arrivato il tecnico del gas che ha avvisato i carabinieri. «Ma in quell’intervallo di tempo non è rimasta sola. Facevo su e giù, all’incirca ogni dieci minuti, al massimo un quarto d’ora, tra il mio appartamento e la mansarda. So che anche in ospedale, dopo il mio arresto, è stata sedata pesantemente». Oggi la 53enne saprà se potrà tornare in libertà oppure dovrà rimanere ai domiciliari.
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