Le minacce del pusher: «Paga o chiamo tuo padre»
Guardiagrele. Così il principale indagato, Stanislao Elisii, parlava al telefono con un cliente che aveva accumulato un debito per la cocaina di 1.500 euro
CHIETI. «Io ti ho dato la droga e tu me la dovevi pagare. Non me l’hai pagata. Ed è le stesse parole che vado a dire a tuo padre ora. Hai capito?». Così Stanislao Elisii, uno degli spacciatori arrestati dai carabinieri del nucleo operativo e radiomobile di Chieti, minacciava al telefono un cliente. Le intercettazioni dell’inchiesta sul maxi giro di cocaina, hashish e marijuana tra Guardiagrele e i paesi del circondario raccontano le pressioni degli indagati nei confronti degli acquirenti che non tenevano fede agli impegni presi. Sono diversi gli episodi documentati dai militari del maggiore Massimo Capobianco e della tenente Maria Di Lena nel corso di due anni di indagini, coordinate dal sostituto procuratore Giancarlo Ciani e concluse martedì con 4 arresti e 16 denunciati. Uno degli episodi riguarda quattro cessioni di cocaina fatte da Stanislao Elisii per un valore di almeno 1.500 euro. I colloqui registrati fanno emergere un debito contratto dal cliente con l’indagato. Dopo svariate posticipazioni del pagamento, come ricostruito dal giudice Luca De Ninis, Stanislao intima l’interlocutore di smetterla di prenderlo in giro, minacciandolo di rivolgersi direttamente al padre. In precedenza, infatti, l’acquirente aveva più volte rinviato gli incontri sostenendo di essere fuori Abruzzo per motivi di lavoro. Fino a quando, la mattina del 23 aprile di un anno fa, Elisii perde la pazienza: «Per il c… vacci a prendere tua madre e tuo padre!». Il cliente chiede cosa c’entrassero i genitori. L’arrestato risponde che il padre era una persona seria e gli avrebbe dato i soldi al suo posto. A questo punto Stanislao, sempre secondo l’accusa, rivela le cessioni di cocaina. «Tu sei venuto a piangere, e io ti ho dato un pezzo da 500 euro. Un’altra volta altri 300, un’altra volta 300, un’altra volta 400. Ma chi stai a prendere per il c…?». Il cliente ammette di essere stato trattato «con i guanti bianchi», poi cerca di impietosire il pusher dicendo di avere problemi economici perché le banche gli hanno chiuso i rubinetti e gli affari sul lavoro non vanno bene. Ma Elisii va comunque su tutte le furie: spiega di essere deluso e racconta che i suoi fratelli avevano prospettato tante volte l’intenzione di andare a casa del cliente che si rifiutava di pagare, ma non lo avevano fatto per il rapporto che li lega al padre. L’interlocutore, ormai alle strette, prova a prendere ulteriore tempo: «Ti richiamo». (cr.ch.)

