Le provinciali scatenano la lite, è nuovo scontro Pd-polo civico

Ginefra attacca: «Avremmo gradito una coesione per i voti, ma noi rimaniamo un gruppo forte» Iacobitti replica: «Ci discostiamo da certi accordi politici, presentare un candidato è un nostro diritto»
CHIETI. Le prossime elezioni provinciali hanno fatto emergere le debolezze del centrosinistra. Mentre ieri il sindaco Diego Ferrara ha invitato la sua maggioranza «a darsi una calmata», oggi il mare di Palazzo di città sembra essere ancora troppo mosso. Continua lo scontro tra il Partito democratico e il polo civico per le candidature nelle liste provinciali. La crepa è ormai evidente: da un lato i cinque consiglieri dei civici “Chieti c’è” e “Chi ama Chieti” che fanno capo al vicesindaco Paolo De Cesare non temono rivali e sono orientati a blindare i voti per Silvia Di Pasquale alle provinciali, dall’altro il segretario del Pd di Chieti, Enrico Iacobitti, si discosta da accordi politici: «Non è nella possibilità di nessuno imporre ai propri consiglieri qualcuno perché fortunatamente da tanti anni la politica non ha più questo potere», dice.
«RESTIAMO COESI»Per il 21 dicembre, giorno in cui saranno aperte le urne per 1.249 tra sindaci e consiglieri in carica, il polo civico aveva chiesto l’appoggio unitario alla propria rappresentante: Silvia Di Pasquale. Ma i piani sono andati diversamente perché tra i dodici candidati del centrosinistra si sono fatti avanti Barbara Di Roberto (Azione) e Andrea Rondini (Pd). Eppure il polo non teme rivali. «Noi abbiamo la candidata più forte e non ci preoccupano gli altri», dice il consigliere Vincenzo Ginefra, «Silvia, consigliera uscente, ha già dimostrato in tempi non troppo lontani di avere consenso e se ci vorranno ancora accordare siamo felici». Ma le intenzioni del gruppo sono chiare. «C’è una candidata uscente che aspira ad essere riconfermata», taglia corto il consigliere, «noi abbiamo un gruppo civico che è forte e coeso. Ci auspicavamo una omogeneità di azioni come noi abbiamo sempre fatto. Quando ci hanno chiesto di essere omogenei davanti a certe scelte noi abbiamo sempre aderito. Ora l’interesse della città è avere una candidatura autorevole e forte, la nostra paura è essere sopraffatti dal territorio viste le nostre eventuali divisioni che altri potrebbero sfruttare». E ancora: «Una coesione e condivisione su una candidatura e una piattaforma di consenso più ampio avrebbe fatto piacere. Il voto allargato avrebbe blindato la possibilità di un candidato forte. Noi con cinque consiglieri rappresentiamo la maggioranza nella maggioranza».
LA NOTA I mal di pancia in Comune vanno avanti da qualche settimana. Per chiarire gli animi i due civici “Chi Ama Chieti” e “Chieti C’è” hanno scritto una nota congiunta con cui, dice Ginefra, «abbiamo chiarito alcuni accordi perché c’era la possibilità di concentrare maggiormente il voto». Toni che non vanno giù al segretario Iacobitti. «Prendo le distanze perché a mio parere è troppo radicale», dice Iacobitti, «non sono toni adeguati a quello di cui si sta palando. Non è nella possibilità di nessuno imporre ai propri consiglieri qualcuno perché fortunatamente da tanti anni la politica non ha più questo potere». Citando la commedia di Shakespeare, Molto rumore per nulla, Iacobitti si tira fuori da chi parla di «accordi», dice, «io da segretario del Pd di Chieti non ne so nulla. Politicamente e per il Pd, non è un messaggio adeguato quello che si rivolge ai cittadini parlando di accordi: noi non crediamo che la politica vada in questa direzione. Abbiamo il nostro candidato come è normale che sia: la maggioranza di centrosinistra è ben rappresentata e ciò permette a tutti i consiglieri che si troveranno a votare di sentirsi rappresentanti. L’altra volta era candidato Filippo Di Giovanni, ora abbiamo trovato un altro candidato quale Andrea Rondini. Cosa dovevamo fare? Non presentare un candidato?».
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