Lettere di licenziamento ai dipendenti del Negri Sud

Dopo un anno e mezzo senza stipendi i ricercatori possono accedere alle indennità Quarto esposto in Procura sul fallimento mentre prosegue il sit-in ai cancelli
SANTA MARIA IMBARO. Dopo un mese dalla chiusura dell’istituto di ricerca scientifica e farmacologica Mario Negri Sud sono arrivate le lettere di licenziamento collettivo per i dipendenti e ricercatori rimasti nel centro, meno di un centinaio. Dal 13 marzo, da quando sono arrivati i commissari liquidatori nominati dal tribunale di Chieti su ordine del prefetto, i dipendenti erano in attesa di capire che cosa fare. Da un lato sono state interrotte bruscamente tutte le attività scientifiche e di laboratorio all’interno della struttura e dall’altro i dipendenti risultavano ancora in forza nella Fondazione Negri Sud pur non potendo svolgere il loro lavoro proprio in mancanza di una comunicazione ufficiale di interruzione del rapporto di lavoro. Questo aveva comportato ritardi per i dipendenti anche nell'iscrizione alle liste di collocamento e, di fatto, l’impossibilità di dichiararsi come titolari di un credito nei confronti dell’istituto. Sono oltre 18 mensilità arretrate dei dipendenti. Con la lettera di licenziamento si chiude così definitivamente un’era durata oltre 25 anni. Alla lettera dovrà seguire la replica delle organizzazioni sindacali (nel caso della vertenza Negri Sud si tratta di Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Cgil-Abruzzo) e l’apertura di un iter burocratico.
IL QUARTO ESPOSTO. Intanto nei giorni scorsi venti dipendenti hanno presentato il quarto esposto in Procura sulla liquidazione del centro di ricerca. I primi due sono stati presentati dalle organizzazioni sindacali, mentre un altro rapporto è arrivato dal commissario straordinario Luciano Fratocchi. Tutte le comunicazioni consegnate in Procura riguardano l’intera vicenda del fallimento del centro ricerca a partire dalla trasformazione giuridica da consorzio a fondazione (si chiede di far chiarezza sull’azzeramento di un debito di diversi milioni di euro), disparità di trattamenti economici e di affidamento delle ricerche nei confronti dei dipendenti, assunzioni poco trasparenti e “migrazioni” di fondi dalla Fondazione Negri Sud alla sede milanese del centro di ricerche. Al momento la Procura non ha ancora iscritto nessuno nel registro degli indagati nè ci sono ipotesi di reato che potrebbero tuttavia riferirsi ad azioni finanziarie e storni economici poco chiari.
IL SIT-IN CONTINUA. Davanti ai cancelli del Negri Sud prosegue, intanto, il presidio di un gruppo di dipendenti. «Da più di un mese la Fondazione Mario Negri Sud non esiste più», si legge in una nota del personale della ex Fondazione che spiega le ragioni della protesta. «Il 13 marzo si sono installati i commissari liquidatori e, ad oggi, hanno espletato la formalità più semplice: la lettera di licenziamento collettivo. È l’unico risultato concreto finora raggiunto e i lavoratori si trovano nel paradosso di esserne soddisfatti, perché, dopo un anno e mezzo senza retribuzione, potranno accedere all’indennità di disoccupazione. Tuttavia non hanno ancora certificazione unica, né buste paga da novembre 2013, e non sanno se potranno entrare in possesso del Tfr. Intanto chi ha provocato tutto questo è già in altri luoghi, impegnato in altri lavori o in campagna elettorale. I lavoratori», conclude la nota, «in presidio permanente davanti al cancello dell’ex fiore all'occhiello della Regione Abruzzo, chiedono solo ciò che spetta loro: rispetto e giustizia. Esprimono inoltre preoccupazione per i potenziali pericoli che possono derivare dal materiale biologico, chimico e radioattivo ancora presente nei locali dell’istituto».
Daria De Laurentiis
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