Letto del fiume Trigno in secca I residenti celebrano il funerale

31 Maggio 2024

Dopo qualche anno il fenomeno è tornato nel tratto di cinque chilometri da San Giovanni Lipioni a Tufillo «Qui l’acqua viene presa e trasferita a valle. I danni all’agricoltura e all’ecosistema sono tanti ed evidenti»  

CELENZA SUL TRIGNO. Terra arida e sassi. È ridotto così il letto del fiume Trigno. Dopo aver lanciato infiniti appelli alle autorità, i cittadini di Celenza sul Trigno due giorni fa hanno celebrato il funerale del fiume. Sul letto sono stati accesi lumini e sistemate croci. Un gesto che racconta l'esasperazione ma anche la preoccupazione del territorio. Da qualche tempo cinque chilometri del corso d'acqua che segna il confine fra Abruzzo e Molise sono completamente all'asciutto. C'è chi provocatoriamente ha proposto di cambiare nome al paese dal momento che il Trigno da queste parti non c'è più. I gruppo di cittadini ha presentato anche un esposto ai carabinieri forestali. Il gruppo invita il sindaco Walter Di Laudo e la Regione ad affrontare il problema e a trovare una soluzione per salvare il fiume.
A farsi portavoce delle doglianze dei cittadini è Mario Di Nocco, medico originario di Celenza e affezionato al suo territorio di origine. Il professionista ha realizzato un dossier fotografico che racconta l'agonia del fiume. Il corso d'acqua in alcuni punti è completamente prosciugato. In una nota indirizzata al Centro, Di Nocco azzarda qualche ipotesi. A suo dire a prosciugare il corso d'acqua sarebbero stati continui prelievi. «Anche quest'anno», scrive Di Nocco allegando eloquenti foto, «il letto del fiume Trigno, da San Giovanni Lipioni a Tufillo, è completamente in secca». Una situazione confermata anche dal sindaco di Celenza, Walter Di Laudo, e dall'ex sindaco, Andrea Venosini.
Neanche un rivolo. «Esattamente come era accaduto qualche anno fa», sottolinea Di Nocco. A parere del medico il fenomeno non sarebbe dovuto solo ed esclusivamente alla siccità e alla scarsa piovosità. «Da San Giovanni Lipioni», scrive Di Nocco, «l'acqua del fiume viene tutta prelevata per essere trasportata verso il litorale, credo per usi non domestici». Di Nocco lancia quindi un appello: «La carenza idrica è ormai pesante e drammatica. Sono note le gravi criticità degli acquedotti. Mi chiedo se la decisione di far seccare un fiume con tutti i danni all'ecosistema e alla già impoverita agricoltura sia legittima e quale sia la giustificazione».
Nel frattempo la questione ha acceso un vivace dibattito. Intanto il gruppo di cittadini che protesta diventa ogni giorno più nutrito. C'è chi ha pensato anche di costituire un comitato. Nei prossimi giorni sono previste altre iniziative. Per i cittadini che hanno organizzato il funerale del Trigno le considerazioni di Di Nocco sono sacrosante e vanno condivise. C'è però anche chi ritiene che comunque se i prelievi sono stati fatti per soddisfare le esigenze della popolazione sono giustificati. Certo è che la vallata del Trigno, come tutto l'Abruzzo meridionale, ha sempre più bisogno di acqua e sono necessari interventi per porre rimedio all'aggravamento del problema.
©RIPRODUZIONE RISERVATA