Liberi i tre agenti di San Salvo Chiedono di tornare al lavoro

19 Settembre 2014

SAN SALVO. Liberi di andare ovunque e senza più alcun obbligo di firma. Su parere favorevole del pm della Dia, David Mancini, il Gip ha accolto le richieste degli avvocati Giovanni Cerella, Augusto...

SAN SALVO. Liberi di andare ovunque e senza più alcun obbligo di firma. Su parere favorevole del pm della Dia, David Mancini, il Gip ha accolto le richieste degli avvocati Giovanni Cerella, Augusto La Morgia, Antonello Cerella e Fiorenzo Cieri e revocato l’obbligo di firma due volte alla settimana disposto a luglio dopo la remissione in libertà per l’ex comandante della polizia municipale di San Salvo, Benedetto Del Sindaco, il maresciallo Carmela Felice e l’agente Angela Monaco.

«A questo punto non c’è più alcun motivo per il quale i nostri assistiti non possano tornare a lavorare». Ma su questo punto il sindaco Tiziana Magnacca ha già risposto in modo chiaro nei giorni scorsi. La posizione dei tre vigili è al vaglio del direttore generale del Comune. Gli indagati sono accusati di avere formato un’associazione per ostacolare le indagini sulla gestione delle multe e impedire a persone informate sui fatti di riferire fatti e circostanze compromettenti per loro.

Il Gip, accogliendo le richieste dei difensori, ha ritenuto non vi fossero più esigenze di natura cautelare per le quali gli indagati dovessero presentarsi in caserma due volte a settimana per apporre la firma.

La vicenda cominciò tre anni fa. La guardia di finanza, su ordine della Procura, fece un blitz in municipio sequestrando diverso materiale riguardante le multe. L’ex comandante e tre agenti ricevettero altrettanti avvisi di garanzia. Un anno dopo i finanzieri tornarono a San Salvo e lo fecero ancora il 10 luglio e il 9 dicembre 2013. Il 27 maggio 2014 è arrivato a sorpresa il provvedimento cautelare per i tre indagati. «Avrebbero omesso la riscossione in tutto o in parte di somme dovute al Comune per sanzioni amministrative al Codice della strada», si legge in un comunicato diffuso dalla Procura. E ancora: «avrebbero formato atti falsi per far risultare pagati alcuni verbali mediante versamento di somme su conti correnti risultati inesistenti e talvolta avrebbero modificato l'importo della sanzione prevista dalla normativa per appropriarsi del surplus oppure fare sconti indebiti».

Fatto più grave, i tre, stando alle accuse del sostituto procuratore della Dia dell’Aquila, David Mancini, e del sostituto procuratore di Vasto, Enrica Medori, avrebbero cercato di occultare le prove contro di loro e ostacolare le indagini anche attraverso il sistema informatico. I difensori rigettano le accuse e il vincolo associativo.

Oltre al giudizio penale sulla vicenda è aperta un’indagine della Corte dei conti per il giudizio contabile, ma gli avvocati sono certi di dimostrare l’innocenza degli assistiti.(p.c.)

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