Licenziato dalla Sevel ma il giudice lo riassume

16 Marzo 2016

Atessa, nell’ultimo giorno di malattia aveva dato una mano in pizzeria alla moglie «Non è abuso di diritto»: l’azienda condannata a pagare gli arretrati all’operaio

ATESSA. Era stato licenziato dalla Sevel per aver lavorato nell’ultimo giorno di malattia nella pizzeria della moglie. Ma ora l’azienda, per effetto di una sentenza del Tribunale del lavoro di Lanciano, dovrà reintegrarlo sul posto di lavoro e pagare le spese processuali e tutti gli stipendi arretrati maturati dal dipendente dal giorno del suo licenziamento, circa otto mesi fa. A difendere l’uomo, che era stato sorpreso e fotografato da un’agenzia investigativa all’interno del locale della moglie, è l’avvocato della Cgil, Domenico Sciorra. La tesi difensiva si basa sullo stesso principio utilizzato in un caso simile, riportato nei giorni scorsi e che riguardava un dipendente della Tasso: secondo l’orientamento recente della Cassazione, il dipendente in malattia non è costretto a rimanere 24 ore su 24 a casa. Inoltre, ai fini di una reintegra sul posto di lavoro, è necessario che le attività che il lavoratore svolge in malattia non pregiudichino il pronto recupero delle sue prestazioni psicofisiche sul posto di lavoro e che la malattia non sia simulata.

«Questo caso è ancora più eclatante del precedente», spiega l’avvocato Sciorra, «dal momento che il dipendente ha dato una mano alla moglie solo dalle 20 alle 22 e si trovava nell’ultimo giorno di malattia. Si era recato nella pizzeria di proprietà della consorte a mangiare una pizza e questa gli ha chiesto di darle una mano, cosa che il mio assistito ha fatto. Ma il giorno dopo si è recato in fabbrica a lavorare, non ha approfittato della malattia». Il dipendente si era assentato quattro giorni per uno stato di raffreddamento, accertato in tribunale sia dalle prescrizioni del medico curante che dagli scontrini dei medicinali acquistati. «Non si tratta certo di un abuso di diritto», conclude Sciorra. «È stato inferto un altro duro colpo al mondo delle ingiustizie», interviene il segretario provinciale della Fiom, Davide Labbrozzi, «la Fiom, assieme al proprio legale, aveva ritenuto immediatamente sbagliato il licenziamento perché il lavoratore si era semplicemente recato nella pizzeria della coniuge e non in un’attività per svolgere un secondo lavoro. Inoltre, è bene precisare, il periodo di malattia era ormai concluso. La Sevel farebbe bene a riconsiderare il suo modo di operare. Attendiamo il reintegro del dipendente e il pagamento di tutto quanto previsto dalla sentenza».

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