Lite in famiglia per 50 euro, la procura di Chieti: è tentato omicidio

Udienza di convalida dell’arresto di Di Nenno che sabato scorso ha sferrato due coltellate al cognato
CHIETI. Si è barricato in casa e, disperato e pieno di paura, ha chiamato al cellulare il suo avvocato Tristana Di Bucchianico, di Lanciano, gli ha raccontato la lite furibonda con il cognato e chiesto cosa dovesse fare visto che fuori c’erano ad aspettarlo i carabinieri. «Ho paura non so che devo fare» ha implorato alla legale, prima di affacciarsi alla finestra e annunciare propositi suicidi ai militari se non si fossero immediatamente allontanati.
Antonio Di Nenno, 28 anni, rinchiuso nel carcere di Madonna del Freddo per aver sferrato due coltellate sabato pomeriggio al cognato, nella casa di questi in via dei Lucani. Il marito della sorella non aveva voluto dargli 50 euro. Di Nenno, nato a Penne ma con il padre di Lanciano verrà ascoltato questa mattina dalla giudice per le indagini preliminari Antonella Redaelli che dovrà decidere se convalidare l’arresto e firmare l’ordinanza di custodia cautelare in carcere che sarà richiesta dalla sostituto procuratore Marika Ponziani. L’accusa è tentato omicidio anche se il cognato Massimo sta bene e guarirà in 10 giorni. Ma secondo la pm l’elemento psicologico c’è tutto, perché Di Nenno ha mancato la gola del cognato solo perché una terza persona, presente alla drammatica lite, gli ha afferrato il braccio e deviato i colpi. Di Nenno si è poi barricato in casa, ha chiamato l’avvocato che lo ha invitato a stare calmo ma si è tranquillizzato solo dopo essere stato persuaso dal capitano dei carabinieri ad arrendersi.
Il giovane, che viveva a Fermo con la compagna, dopo una lite furiosa con la donna che lo aveva lasciato, stremato, era stato ricoverato in ospedale perché si era sentito male. Poi sabato è partito per Chieti verso casa della sorella dove è rimasto a pranzo, nella casa c’era anche il padre. Quindi la lite con il cognato per 50 euro, denaro che avrebbe dovuto dargli per due giorni di lavoro e poi quelle due coltellate indirizzate verso Massimo e la mano di un testimone che avrebbe evitato il peggio.
Di Nenno sarà assistito dall’avvocatessa lancianese che qualche tempo fa lo aveva assistito per altre questioni legali.
A Di Bucchianico ha raccontato di aver chiesto i soldi al cognato, il compenso di due giorni di lavoro. Ma il rifiuto del marito della sorella gli avrebbe fatto perdere la testa. É la stessa sorella che ha confermato che Antonio era una persona normale, probabilmente è stato solo il forte stress dei giorni precedenti che lo avrebbe spinto a fare ciò che ha fatto.(k.g.)

