Lite sul forno crematorio per l’area e i costi-ricavi

SAN SALVO. Criticano la scelta rispetto all’area individuata (a 20 metri da un’attività commerciale, a 50 metri dal nuovo polo scolastico e a 100 metri da un centro residenziale in via di...
SAN SALVO. Criticano la scelta rispetto all’area individuata (a 20 metri da un’attività commerciale, a 50 metri dal nuovo polo scolastico e a 100 metri da un centro residenziale in via di realizzazione) e manifestano perplessità sulla economicità del servizio. Continuano le polemiche sul forno crematorio previsto all’interno del cimitero, ma l’amministrazione comunale difende la scelta a spada tratta.
«Abbiamo dato seguito ad un impegno elettorale, mantenendo i patti con la città», spiega la sindaca Tiziana Magnacca, «il forno crematorio, che per legge deve essere fatto all’interno del perimetro cimiteriale, dà la possibilità di un dopo vita che non impatta da un punto di vista ambientale, non essendo previsti nuovi loculi e quindi consumo di suolo. Lo stesso inquinamento è pari a zero. Mi sento di rassicurare chi paventa fenomeni negativi: è solo una opportunità che diamo ai nostri cittadini».
In soccorso della scelta erano venuti nei giorni scorsi i gruppi consiliari di San Salvo città nuova, Lista popolare e Per San Salvo, secondo i quali «le forze di minoranza hanno dimostrato una scarsa conoscenza delle leggi sugli impianti cimiteriali». Chiaro il riferimento alla presa di posizione dei consiglieri del centrosinistra che hanno detto sì al forno crematorio, ma in un’area diversa da quella individuata dall’amministrazione comunale. Eppure le perplessità non mancano e a quelle già espresse dalla minoranza consiliare si aggiungono ora nuove considerazioni. «Che senso ha deliberare la realizzazione di un forno crematorio nella nostra città visto che a San Salvo vengono effettuate attualmente circa dieci cremazioni annue?», chiede l’ex sindaco Gabriele Marchese, «sul piano economico si dice che la struttura avrà un fatturato di 474.000 euro per il primo anno, con possibilità di incremento per gli anni successivi e che per il Comune vi sarà un ristoro del 5% oltre che 30.000 euro di entrata su ogni salma proveniente da fuori comune. A conti fatti su 949 cremazioni l'ente avrebbe un'entrata di 23.000 euro derivante dal 5% sul fatturato e di 20.000 dagli introiti delle salme provenienti da fuori, per un totale di 43.000 euro. Questi numeri dimostrano che San Salvo non ha bisogno di questa struttura per tante ragioni già illustrate in questi giorni», continua Marchese, «ma anche per l'esiguità delle entrate che da essa derivano e anche per le poche salme cremate nella nostra città. Alla luce di queste considerazioni e soprattutto per ciò potrebbe comportare in termini ambientali la sua realizzazione a ridosso del centro abitato, invito a riflettere con molta attenzione prima di autorizzare un forno crematorio il quale non porterà grandi benefici alla comunità sansalvese». (a.b.)
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