Lo chef Bellano a Sanremo in versione Covid

Il cuoco di Furci pronto a portare la sua cucina al Festival: «Spero di poter fare questa esperienza»
FURCI. Vent’anni “in girella” tra Toscana, Costa Smeralda, Australia, Nord Europa. Tanta gavetta nelle cucine di mezzo mondo ma soprattutto voglia di fare esperienza vivendo ogni momento «con passione, curiosità, divertimento». Fino a sentire prepotente il richiamo del suo Abruzzo e decidere di rientrare, riportare a casa le esperienze fatte e raccontarle in un libro. È quanto racconta Angelo Bellano, 39enne chef di cucina, furcese di origine, in attesa di conferma dai colleghi dell’alberghiero di Sanremo a far parte del team ristorazione per il settantunesimo Festival della canzone italiana.
«Quest’anno il festival ci sarà a marzo, forse all’Ariston o forse tra due bolle tra due navi da crociera», dice, «in ogni caso per me una nuova esperienza da aggiungere al mio bagaglio professionale, Dpcm permettendo». Di una cosa lo chef vastese si dice sicuro: «Far tesoro finché possibile di ogni opportunità di viaggiare». E lavorare, va da sé. Una ricchezza da ricapitalizzare quando sceglierà a quali nuovi progetti dedicarsi in terra vastese.
Diplomato all’alberghiero di Villa Santa Maria, Angelo è partito subito in cerca di fortuna nei posti più glamour della penisola e oltre. Il suo percorso è costellato di incontri con vip dello spettacolo, del cinema e della politica. Stage ed esperienze importanti tra cucina orientale e italiana lo attendevano «nella imponente terra australiana», racconta, «al West Lake del famoso attore Jakie Chan, al Nobu di Robert De Niro, al Flowers Drum e Don Angelos. Negli anni successivi ricordo bene l’incontro con Bruce Willis, Victoria Silverstrand, il ministro inglese Tony Blair in occasione dei festeggiamenti per il matrimonio di sua figlia Kathrin, fino al magnate russo Aliser Usmanov e Kirill Yakubovsky».
Ma Angelo non ha mai dimenticato il mare blu e le verdi montagne del suo Abruzzo. Eccolo qui ora a svelarci una ricetta narrata nel suo libro di prossima pubblicazione, “L’Abruzzo a modo mio”: piatti super italiani rivisitati in chiave global in sintonia con le tendenze più attuali e le tecniche più moderne, unendo le culture nel rispetto delle tradizioni. Nasce così il suo Pancotto del nonno, «ricordo di mio nonno contadino, e buongustaio, che amava completare la zuppa di pane con un uovo sgusciato sopra».
«Partendo dalla tradizionale panzanella, nella mia ricetta», spiega Angelo, «l'uovo pochè è panato e fritto alla tunisina, cremoso e croccante, gioco di consistenze e strutture come richiede la cucina d'avanguardia. Aggiornarsi di continuo è d’obbligo, ugualmente sconfiggere la monotonia, nella vita come a tavola» conclude.

