Lo sposo “attempato” guadagnava fino 10mila euro per un sì
VASTO. Il meccanismo alla base della truffa ai danni dello Stato italiano era semplice: sposare un marito italiano per ottenere il permesso di soggiorno prima e la cittadinanza poi. Tutto...
VASTO. Il meccanismo alla base della truffa ai danni dello Stato italiano era semplice: sposare un marito italiano per ottenere il permesso di soggiorno prima e la cittadinanza poi. Tutto perfettamente legale. Se non fosse che i matrimoni erano fittizi. Lo scopo era permettere alle giovani donne dominicane di poter vivere in Italia con i documenti in regola. Una volta passato il tempo necessario per dimostrare agli occhi della legge italiana che il matrimonio era valido e che dunque potevano ottenere tranquillamente la cittadinanza, il vincolo veniva sciolto con un semplice divorzio o anche, ancora più semplicemente, con l’allontanamento dal coniuge. Questi in cambio otteneva somme di danaro che andavano dai 5 mila ei 10 mila euro. Soldi che servivano sia per pagare il viaggio verso la Repubblica Dominicana e sia per adempiere alle formalità burocratiche. Qualcosa, ovviamente, restava anche nelle loro tasche, a titolo di ristoro per lo “sforzo” compiuto. La somma variava a seconda della maggiore o minore inclinazione della persona a partecipare al raggiro. Se veniva convinto subito, ci si fermava ai 5 mila euro. Se lo sposo era invece titubante, si iniziava a far salire la cifra, sino a un tetto massimo di 10 mila euro per l’intera operazione. Quindici le false nozze scoperte. Gli indagati devono ora rispondere in concorso nel reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e della permanenza illegale di stranieri sul territorio nazionale.

