Lo tramortisce per ucciderlo Commerciante a giudizio

L’agguato lo scorso aprile con il taser ricorrendo alle scariche elettriche alla testa Il ferito, con 30 giorni di prognosi e residente a Vasto, chiede 100mila euro di danni
LANCIANO. Tentò di strangolare un commerciante vastese, dopo averlo stordito con scariche elettriche alla testa, avergli legato i polsi con fascette da elettricista e averlo preso a calci: con l’accusa di tentato omicidio premeditato è finito a processo, con rito immediato, Antonio Fiabane, 51 anni, residente a Pieve di Soligo (Treviso). Di fronte al collegio del tribunale di Lanciano - presidente Andrea Belli a latere Rosaria Bongiorno e Stefania Cantelmi - si è aperta l’udienza in cui il commerciante trevigiano accusato di aver tentato di uccidere, per strangolamento, A.S. 56 anni, termolese residente a Vasto, rappresentato dall’avvocato Massimo Galasso del foro di Pescara.
L’agguato avvenne lo scorso 11 aprile nel parcheggio vicino al casello di Lanciano dell’autostrada A14, a Rocca San Giovanni. Il 56enne, difeso dagli avvocati Alberto Polita e Giovanni Zanotto, è agli arresti domiciliari: è stato ritenuto dagli inquirenti “estremamente pericoloso”. Secondo quanto ricostruito dalla Procura che ha coordinato le indagini condotte dai carabinieri del nucleo investigativo di Chieti, della compagnia di Ortona e della stazione di Fossacesia, i due si erano dati appuntamento proprio all’uscita dell’A14, per discutere di affari, o meglio, di un presunto debito del commerciante vastese verso il trevigiano. L’incontro per l’accusa sarebbe stato studiato minuziosamente da Fiabane e sarebbe iniziato nel modo migliore per il vastese. Fiabane, infatti, lo aveva invitato a prendere dal furgone il vino che gli aveva portato in regalo. Ma, appena l’uomo si sarebbe girato per prendere le bottiglie, è scattato l’agguato. Fiabane avrebbe tramortito il 56enne con scariche elettriche alla testa date con un taser. Una volta a terra lo avrebbe preso a calci, poi legato i polsi con le fascette e gli avrebbe stretto le mani attorno al collo per strangolarlo. Ma questo non sarebbe riuscito perché la vittima, nonostante lo stordimento, si è divincolata e perché alcune persone, notata la scena, si sono fermate per aiutare il 56enne. Vistosi in trappola Fiabane ha ripreso il furgone ed è fuggito (poi è stato fermato a Treviso) mentre A.S. è stato ricoverato all’ospedale di Chieti. Trenta i giorni di prognosi per “ecchimosi circolare al collo per tentato strangolamento, politrauma da aggressione, fratture vertebrali e costali, contusioni multiple”. Per l’accusa segni evidenti dell’agguato e del tentativo di strangolamento; da qui il tentato omicidio aggravato dalla premeditazione “essendosi procurato prima i mezzi idonei a commettere il reato come taser e fascette”. Accuse gravi che tenteranno di smontare i difensori dell’imputato. L’avvocato Galasso, invece, si è costituito parte civile chiedendo un risarcimento danni di circa 100.000 euro.
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