Ortona

Lorena trovata morta in casa, il mistero della corda: «Farla sparire fu un atto voluto»

13 Luglio 2026

Il giallo di Ortona, chiesta l’archiviazione. I legali della famiglia Paolini, Di Muzio e Rullo, contro il collega che difende il marito della donna. La genetista Baldi: “Il mancato rinvenimento di un elemento centrale ha inciso sulle indagini”. (Nella foto, Lorena Paolini con la sorella Silvana)

ORTOBA. «Il collega Emilio Siviero, che difende Andrea Cieri, ha definito l’alterazione del luogo come la “follia di un momento”. Non ci stiamo». Intervengono così gli avvocati Francesca Di Muzio e Nicola Rullo, che difendono Silvana Paolini e Leone Di Carlo, sorella e zio di Lorena Paolini, trovata morta a 53 anni, il 18 agosto del 2024, nella sua casa di Contrada Casone, Ortona. Un giallo per il quale la procura ha chiesto l’archiviazione di Andrea Cieri, 53 anni, unico indagato per omicidio volontario aggravato.

Il riferimento dei due legali è al caso della corda con la quale Lorena si sarebbe suicidata. Corda che Giuseppe Cieri, 51 anni, fratello di Andrea, avrebbe fatto sparire, come dichiarato da lui stesso al pm Giuseppe Falasca nell’interrogatorio del 4 novembre 2024.

Secondo Di Muzio, «far sparire la corda non può essere il risultato di un momento di follia, piuttosto di estrema lucidità, realizzato con il probabile intento di mutare lo stato dei luoghi e impedirne una completa cristallizzazione. Occultare la corda nell’immediatezza dei fatti e non consentirne il recupero», spiega «ha ostacolato la corretta ricostruzione della dinamica dell’evento e compromesso un segmento fondamentale delle indagini».

Lo stesso vale per l’avvocato Rullo. «È evidente che la sparizione della corda non possa mai essere considerato un attimo di follia, ma un atto ponderato. È dimostrato dalle evidenze istruttorie», continua Rullo, «che l’occultamento dell’oggetto dal luogo del rinvenimento del cadavere sia stata un’operazione che è durata ben più di un attimo di follia: stiamo parlando della circostanza in cui Giuseppe Cieri si sarebbe recato nello sgabuzzino, avrebbe rimosso la corda dal gancio del famoso lampadario occultandola sotto i suoi indumenti, poi sarebbe uscito di casa e l’avrebbe riposta non si sa dove per poi buttarla nel cestino della casa funeraria, addirittura il giorno successivo. Come si può parlare di un attimo di follia per una operazione durata almeno ventiquattro ore?».

Sul punto interviene anche la nota genetista forense Marina Baldi, consulente di parte. «Il mancato rinvenimento di un elemento centrale quale la corda non solo non ha permesso una piena definizione dei fatti», afferma. «Ma tale alterazione ha inciso inevitabilmente sulla qualità dei successivi accertamenti tecnici effettuati in sede di indagine, mostrandone limiti e criticità».

La sorella e lo zio di Lorena e il loro team di difensori si sono opposti alla richiesta di archiviazione e continuano a sollecitare nuove indagini. Ora si attende la decisione del gip Maurizio Sacco dopo l’udienza dello scorso 9 luglio. In merito al caso della corda, la procura — nel chiedere l’archiviazione per Andrea Cieri — ritiene che questo abbia alimentato l’ipotesi dell’omicidio, poi scartata, perché «frutto dell’ostinata determinazione dell’indagato, avallata dal fratello Giuseppe, di celare il suicidio della moglie dietro una morte per malore. Versione, la primissima dei Cieri, «che doveva spegnere sul nascere ogni commento, ogni speculazione, ogni pettegolezzo in una piccola comunità come Ortona dove tutti conoscevano la famiglia Cieri».

«Una condotta irrazionale», la definisce la procura, «che ha inizialmente accreditato l’ipotesi omicidiaria ma che era certamente volta a celare l’intollerabile onta del suicidio in casa Cieri».