«Lottiamo contro lo Stato Sono 1.200 euro al giorno»
Gli indagati al telefono fanno i calcoli dei guadagni: è un lavoro che rende bene E uno dei consulenti minaccia: pago uno zingaro, così mi riprendo 400mila euro
CHIETI. «Guadagno molto bene lottando contro lo Stato italiano». A parlare al telefono, la sera del 21 febbraio scorso, è il consulente fiscale Renato De Luca. Lui non sa di essere intercettato e contatta una donna di nome Isabella, entreneuse di un night club. Il professionista napoletano, ritenuto al vertice dall’associazione a delinquere, le confida che – due giorni dopo – «quando sarà a Pescara, Lorenzo D’Arcangelo (un altro componente della banda, ndc) gli consegnerà 6mila euro frutto del loro lavoro, ovvero quello di lottare contro lo Stato italiano, ed è un lavoro che gli rende bene, tanto da guadagnare più di 1.200 euro al giorno». Lo rivela l’ordinanza di 133 pagine firmata dal giudice Luca De Ninis. «All’indomani De Luca chiama D’Arcangelo ma quest’ultimo non gli risponde. Poi telefona a Isabella, la quale gli racconta che la sera prima D’Arcangelo era andato nel locale dove lei lavora e ha speso 2.500 euro. La notizia non fa piacere a De Luca, che da lui deve avere, come detto, 6mila euro». In totale, stando a quanto emerge dalle intercettazioni, D’Arcangelo ha un debito totale di 400mila euro con i consulenti napoletani, ovvero De Luca e Michelangelo Maffei. A tal punto che quest’ultimo «è fermamente intenzionato a recuperare il denaro “a modo suo”. Durante la conversazione con la sorella, infatti, Maffei racconta di essere andato a Giulianova da uno zingaro che comanda in zona, di avergli portato la lista dei soldi che D’Arcangelo gli deve e gli ha detto che, se riuscisse a recuperare i 400mila euro dovuti, 50mila saranno per lui». Ma, il giorno successivo, Maffei riparte per Napoli senza aver riscosso neppure un centesimo.
Un’altra intercettazione-chiave risale al 6 febbraio. Stavolta una cimice capta le parole del napoletano Luciano De Rosa, anche lui arrestato ieri mattina: «Mostrando preoccupazione per le notizie di blocco di propri fondi apprese da fonti bancarie e temendo l’imminente arrivo degli inquirenti, confida a Renato De Luca l’intenzione di “mettersi dietro a questo Lorenzo (D’Arcangelo, ndc) per fare altri imbrogli” perché non potrebbe fare nient’altro». E qui il gip affonda: «Tali comportamenti dimostrano una spiccata capacità criminale di sottrarsi alla giustizia e anche di ostacolare le indagini sulla perpetrazione di ulteriori delitti». Con il passare delle ore, «De Rosa è sempre più preoccupato. Riceve una chiamata da un numero sconosciuto ed il suo primo pensiero è di verificare se si tratti di quello della guardia di finanza. Scongiurato il pericolo, si rivolge a De Luca per chiedergli aiuto nel caso di difficoltà e questi lo rincuora, elencando tutte le città in cui ha clienti e le entrate settimanali dell’ufficio per un totale di quasi 10mila euro». Ma De Rosa, ormai nel panico, sbotta con Maffei: «Siamo sotto indagine e verranno a casa questi giorni, vengono a bloccarci». L’interlocutore si guarda bene da fare commenti e lo liquida con un laconico: «Non so nulla». Per il gip si tratta di «un ingenuo tentativo di Maffei di accreditarsi, nei confronti di eventuali inquirenti in ascolto, come persona estranea alle contestazioni». De Rosa, sottolinea ancora il giudice, è «comunque rassegnato ad accettare gli eventi e trova conforto in De Luca», che viene intercettato mentre offre anche lui una sorta di confessione in cui afferma: «Questa è la vita che abbiamo scelto».
Nel frattempo «si preoccupano di pulire i conti. Tra i più preoccupati c’è Michelangelo Maffei, perché sarebbe l’unico a rischiare il carcere». Una cosa è certa: i napoletani «temono di essere arrestati, sebbene De Rosa essendo proprietario di beni suscettibili di sequestro è più in ansia di De Luca che invece si dichiara nullatenente». De Rosa, infine, dà mandato a un avvocato «affinché accerti l’esistenza di eventuali procedimenti penali a suo carico». Ma non basterà per evitare le manette e i sequestri.
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