Lucchetti sui ponti e filo spinato: il paese di Moccia è come Berlino

2 Aprile 2015

Terreni per i pascoli recintati per chilometri. La Forestale: «Chiuse anche le strade comunali e vicinali» Il vicesindaco Monaco: «Forse si evita agli animali di causare incidenti». E se a quei ferri ci si fa male?

ROSELLO. Due fili di ferro attorcigliati e intervallati da una serie interminabile di spine, anch’esse in metallo, che ai lati delle strade accompagnano l’automobilista per sei chilometri. Dei lucchetti dell’amore di Ponte Milvio, a Roma, invece, non c’è traccia ai bordi della provinciale che sale fino al valico di Guado Liscia, in provincia di Isernia, attraversando le contrade Colle Tasso e Fonte Ginepri. Neanche ai varchi creati agli ingressi degli stazzi, anch’essi col filo spinato, alla bell’e meglio e usando tronchi di alberi a volte fradici e sghembi, ci sono serrature a chiave. Di fili di ferro ritorti, invece, sì, ai quali sono agganciate punte acuminate di altri fili in metallo messi a mo’ di spine. A sinistra di chi sale, campi smisurati di un verde ancora pallido, con l’erba appena riaffiorata dalle nevicate dei primi di marzo e in attesa dei fiori della primavera, lasciano la maestosità dei prati alle pale eoliche di Roio del Sangro che girano come urlassero il loro sdegno. A destra fa capolino lo stesso scenario ma al posto delle torri meccaniche degli aerogeneratori si scorge, in un nugolo di case, il centro storico di Pescopennataro, inerme, come se si fosse arreso a tanta protervia umana.

QUEI CAMPI RECINTATI. A Rosello, il paese del sindaco-scrittore, sceneggiatore e regista Federico Moccia, autore di quell’“Ho voglia di te” che nel 2007 fece apparire i primi “lucchetti dell’amore” sul ponte Mollo, nella Capitale, non è ancora spuntato il tanto atteso “albero dell’amore” in versione ecologica. L’albero che il primo cittadino aveva annunciato di piantare «perché bisogna anche saper cambiare» e mettere un po’ da parte quei catenacci su cui s’imprimono le iniziali degli innamorati con tanto di dedica all’amore eterno prima di gettare le chiavi nell’acqua, ancora non c’è ma al suo posto sono spuntati tanti fili spinati. Chilometri e chilometri di offendicula piazzati ai bordi delle carreggiate per impedire l’accesso agli estranei alle proprietà private o a zone da sempre destinate uso civico e quindi pubbliche.

LINEE DI CONFINE E LINEA GUSTAV. Che cosa succede in questo delizioso borgo di poco più di 200 anime, a 950 metri di altitudine, che vanta la Riserva regionale Abetina e nelle vicinanze le cascate naturali del Verde, le più alte d’Italia ? Chissà. Qualcuno parla di ritorno alle conquiste stile West, altri di recinzioni per tenere lontano gli indiani, altri ancora della necessità di ripristinare una nuova cortina di ferro, come la definì Winston Churcill, la linea di separazione che per anni tenne lontani l’Europa orientale, dominata dall’Unione Sovietica, da quella Occidentale influenzata dagli Stati Uniti d’America. Ma scusate, là in fondo, nella valle, dove il torrente Turcano si congiunge al fiume Sangro, non passava la Linea Gustav che tanta morte, dolore, pene e smarrimento aveva mietuto e diffuso proprio in questi luoghi nel Secondo conflitto mondiale? Da queste parti non si mise in moto la miccia della Liberazione generata dai volontari della Brigata Maiella? Sì, ma la storia forse poco conta. C’è poi chi si diletta a sostenere, scherzosamente, che sia imminente l'apertura di una base militare Nato e chi di una zona per l’ora d’aria ai detenuti in regime duro. La divagazione è tanta forse come la fantasia di chi ha piantanto migliaia di paletti collegati da centinaia di chilometri di filo metallico e spine.

LA LETTERA DELLA FORESTALE. È successo questo: una cittadina di Rosello ha scritto alla Forestale «chiedendo di conoscere in base a quale legge, decreto o altra normativa sono stati recintati tutti i terreni di Rosello col fili spinato, come accadeva nel Far West». A distanza di qualche mese la Forestale, servizio Nipaf, ha sollecitato il sindaco Moccia ad attivarsi affinché «venga ripristinato il libero accesso alle strade con la rimozione delle barriere in filo di ferro spinato visto che possono costituire pericolo per la pubblica incolumità, fatti salvi la tutela dei diritti reali degli usi civici esercitati secondo le consuetudini locali». In effetti, dai sopralluoghi eseguiti dai forestali viene fuori che «i terreni recintati risultano sia di proprietà privata, ma anche di proprietà comunale». Non solo: «Si è constatato anche che per accedere alle strade comunali e vicinali presenti all’interno dei recinti sia necessario aprire alcuni cancelli posti agli ingressi». Il caso emblematico è quello di una centrale di manutenzione della rete del gas che fa capo alla sede di Vasto della Snam: ebbene anche l’accesso pedonale che porta alla casetta verde piena di tubi, manubri e ruote, è stato “murato” con paletti e filo spinato con tanto di tronchetti reggi-rete piantati nel cemento.

IL VICESINDACO AVVIA GLI ACCERTAMENTI. «Ho dato incarico ai tecnici del municipio di verificare se gli accessi alle strade comunali sono realmente sbarrati, come sostiene la Forestale nella nota», dice Alessio Monaco, vicesindaco e consigliere all’Emiciclo di Abruzzo Facile, definito “mister preferenze” per avere riportato 2.911 voti alle elezioni regionali di maggio dello scorso anno, già sindaco per due mandati consecutivi ed ex assessore provinciale al bilancio. «La recinzione per il pascolo la si può fare: se è stata realizzata», riprende Monaco, «è soltanto perché gli allevatori temono che i loro animali possano finire improvvisamente sulle carreggiate. In passato ci sono stati incidenti anche gravi e che vanno assolutamente evitati, ci mancherebbe. Sinceramente non vedo altra giustificazione: chi ha fatto quei recinti li ha realizzati soltanto a fin di bene. Se, invece, interessano anche gli accessi alle strade, allora potrebbero esserci dei problemi. Ma di proteste finora non ne ho avute. Il sindaco Moccia che dice? Mi ha incaricato di portare avanti la pratica e di prendere eventuali provvedimenti. Il pascolo qui si svolge nei terreni a destra e a sinistra della strada provinciale, per cui la vicenda interessa più la Provincia che il nostro Comune. Voglio guardare all’aspetto positivo della questione visto che il pascolo interessa sia terre pubbliche date in affitto che quelle private. Il problema non è cosa recente, ma se c’è un pericolo per la incolumità pubblica, allora bisogna trovare una soluzione. Il buon senso mi porta a parlare in questo modo. La malafede davvero non la conosco».

QUEL CHE DICE LA LEGGE. Sia chiaro, non accusiamo nessuno: la normativa riconosce a tutti i proprietari la facoltà di organizzare mezzi per la difesa dei propri beni e proprietà. Ma questa maxi-recinzione è sproporzionata rispetto al valore del bene da difendere. E qui questa facoltà trova limiti insormontabili. In buona sostanza, manca un rapporto proporzionale tra l’interesse da tutelare e il mezzo usato per la tutela. Sono visibili quei recinti? E chi se ne accorge? E se qualcuno si fa male seriamente al filo spinato rimanendo intrappolato?

LA PROPOSTA AL PRIMO CITTADINO. Moccia potrebbe rivolgersi a tutti i giovani innamorati d’Italia per un maxi raduno delle coppiette in questo angolo delizioso del Chietino in cui natura, aria fine e cielo a un palmo di mano potrebbero dare linfa agli amori sconfinati. Gli spasimanti, una volta accorsi, agganceranno i lucchetti dell’amore, del tipo maxi però, quelli dell’unione anche nell’Aldilà, ai vari chilometri di filo spinato per creare qui l'effetto Pont des Arts di Parigi, il ponte sulla Senna, all’altezza del Louvre, dove due parapetti crollarono di schianto sotto il peso di migliaia e migliaia di “serrature dell’amore”. Ecco, qui sì che l’amore avrebbe l’effetto di abbattere una barriera vera: quella del filo spinato a tratti già arrugginito e quindi ancora più pericoloso. Forza Moccia, dacci un segnale.

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