Luci spente e serrande abbassate: «Ora la crisi fa chiudere i negozi»

15 Ottobre 2022

Bollette triplicate in pochi mesi e consumi delle famiglie al minimo: molte attività sono già sul baratro Le associazioni di categoria: «C’è chi resiste riducendo gli orari di apertura, ma servono aiuti concreti»

LANCIANO. C’è chi ha deciso di spegnere le luci delle insegne e abbassare quelle interne dei locali, come racconta Marisa Tiberio, presidente della Confcommercio Chieti; c’è chi invece cerca di chiudere prima la sera e attende che il governo abbassi le tasse, come ricorda Fabrizio Giardino, presidente Confesercenti Lanciano/Val Di Sangro. E c’è chi, pur stringendo i denti ha dovuto abbassare, le serrande, come racconta Angelo Allegrino, presidente Ascom Abruzzo. Così le associazioni di categoria raccontano come i propri iscritti cercano di far fronte al caro energia, che ha fatto triplicare i costi delle bollette, e all’aumento dei costi delle materie prime, che mettono in ginocchio esercenti, famiglie e Comuni.
Come raccontato dal Centro nei giorni scorsi, infatti, anche Palazzo di città sta facendo i conti con i prezzi esorbitanti dell’energia: se la bolletta di giugno è stata di 57mila euro, quella di luglio è salita a 87mila, ma con scuole e impianti sportivi chiusi. «Per noi il dramma è doppio», spiegano i rappresentanti di categoria Giardino, Tiberio e Allegrino, «perché siamo cittadini ma abbiamo anche le attività dove aumentano i costi e si abbassano i consumi». «Noi stiamo suonando la sveglia da tempo, sottolinea Giardino della Confesercenti, «perché viviamo sulla nostra pelle i rincari. Qualcuno si sta salvando se ha sottoscritto l’anno scorso un contratto energetico a prezzo fisso, ma è un salvagente che si sgonfierà presto. Servono azioni forti e concrete, da parte del governo. Ad esempio abbiamo proposto anche alla Regione di tagliare l'Iva per sei mesi; c'è un risparmio del 22%. E soprattutto servono più aiuti: 200 euro “non servono” se li devono anticipare i datori di lavoro e se la bolletta aumenta di 600 euro. Noi contiamo oltre 400 iscritti tra Lanciano e Val di Sangro e c’è chi sta chiudendo l’attività». «Da più di 3 mesi abbiamo sollevato il problema degli aumenti», continua Tiberio di Confcommercio, «e tutti i giorni spingiamo per trovare soluzioni perché c’è il rischio di perdere lavoro, imprese e Pil. Ora arrivano le bollette di agosto e settembre e la situazione è drammatica perché a fronte di utenze esagerate ci sono consumi ridotti». Ci sono settori fermi al palo perché anche le famiglie subiscono i rincari e comprano solo beni di prima necessità. «I pubblici esercizi, bar e ristoranti sono sul baratro perché non sostengono le spese», riflette Tiberio, «ma è ancora peggio per i negozi di abbigliamento e simili perché non aumentano i prezzi avendo fatto acquisti lo scorso anno, ma stanno comprando a cifre esorbitanti ora per il prossimo inverno senza sapere se ci arriveranno». E quali sono le soluzioni possibili? «C'è chi ha spento le luci di cortesia, chi le insegne», risponde Tiberio, ma come dicono anche Confesercenti e Ascom, «poi si apre il problema della sicurezza per la città. Confidiamo nel nuovo governo e dico ai miei associati di stringere i denti, arriviamo a Natale che è sempre il momento più importante per noi, nella speranza di non indebitarci». «Con la nuova crisi energetica stiamo raggiungendo davvero un punto di non ritorno», chiude Allegrino, Ascom, «peggio del periodo Covid che è stato devastante. Si va avanti a fatica, c’è chi chiude prima la sera, chi non sa se rialzare la serranda il giorno dopo. Avere aiuti dal Comune è difficile visto che pure l’Ente è in difficoltà, il nuovo governo deve concedere sospensive lunghe come il periodo Covid, dare sostegni anche alle piccole imprese altrimenti per molti la via di uscita è la chiusura, che in realtà è una sconfitta per tutti».
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