«Luoghi di cura pubblici per i disturbi alimentari»

17 Marzo 2018

SAN SALVO. In occasione della VII giornata nazionale del Fiocchetto lilla, campagna di sensibilizzazione sui disturbi alimentari, si è tenuto l’incontro “La felicità non ha peso” nella sala della...

SAN SALVO. In occasione della VII giornata nazionale del Fiocchetto lilla, campagna di sensibilizzazione sui disturbi alimentari, si è tenuto l’incontro “La felicità non ha peso” nella sala della cultura “Porta della Terra” di San Salvo, nell’ambito delle iniziative del Marzo Rosa patrocinato dall’assessore alle pari opportunità, Maria Travaglini. Un fenomeno che affligge migliaia di adolescenti anche in Abruzzo e che conta ancora poche strutture pubbliche per la sua cura.
Nei mesi precedenti Mara Ricciuti e Morena Maccione, del centro Mpn di Vasto, hanno svolto nelle scuole superiori del Vastese una serie di incontri incentrati sui disturbi alimentari come anoressia e bulimia e chiarire che si tratta di vere e proprie malattie. «Questa giornata non vuole essere un traguardo, ma un punto di partenza», affermano le esperte Maccione e Ricciuti, «affinché queste malattie non siano un problema del singolo o della sua stretta cerchia familiare, ma se ne prenda carico l’intera collettività».
Preoccupanti i numeri riportati da Mario Di Pietro, specialista nei disturbi alimentari nell'età adolescenziale, direttore Uoc pediatria e neonatologia della Asl di Teramo, durante l’incontro moderato da Antonio Spadaccini. Nel 2015 sono stati 2.997 i casi curati nel reparto pediatrico di Teramo, nel 2011 erano 2.433. «Prima si compie una diagnosi, meglio la malattia può essere affrontata e sconfitta», ribadisce Di Pietro. Fondamentale, inoltre, è l’aiuto della famiglia e della cerchia sociale del paziente. Toccante la testimonianza della giornalista Novella Di Paolo, che ha smosso le coscienze dei presenti.
Di Pietro ha inoltre affrontato il problema della mancanza di luoghi di cura, soprattutto pubblici «È su questo che dovremo lavorare», ha affermato il sindaco Tiziana Magnacca, «affinché la cura di queste malattie possa essere compiuta in un luogo prossimo all’ambiente in cui il paziente vive ed interagisce».
Serena Colecchia
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