Lupo investito, nella zona ben due branchi

ATESSA. Il giovane lupo investito giorni fa, in prossimità di Vallaspra, faceva parte di un branco presente nella zona da alcuni anni: lo confermano studi, sull’argomento. Non solo: la presenza del...
ATESSA. Il giovane lupo investito giorni fa, in prossimità di Vallaspra, faceva parte di un branco presente nella zona da alcuni anni: lo confermano studi, sull’argomento. Non solo: la presenza del giovane lupo è testimonianza che il branco, presente nell’area settentrionale del comprensorio di Monte Pallano, gode di ottima salute.
Zona abbastanza popolata da lupi, considerato che, all’interno del territorio di Monte Pallano sito Sic (Sito di interesse comunitario), vive stabilmente un altro branco nell’area sudoccidentale.
Continuano le ricerche e il monitoraggio per lo studio del lupo nel territorio della provincia di Chieti da parte di Mario Pellegrini (coordinatore scientifico), Francesco Pinchera e Mirko Masciovecchio del Cisdam (Centro italiano di studi e documentazione degli ambienti mediterranei), già avviati da alcuni anni nell’ambito della redazione dei Piani di gestione delle Sic e delle aree protette del bacino del Sangro. Gli studi proseguono anche in collaborazione con la Asl e l’Izs (Istituto zooprofilattico sperimentale) con i quali il Cisdam ha ufficializzato convenzioni specifiche per lo scambio di dati e di informazioni.
«Lo studio», afferma Mario Pellegrini, «prevede essenzialmente la distribuzione del lupo, in particolare nelle aree collinari e costiere, la dinamica della popolazione e dei branchi, l’ecologia della specie e l’adattamento agli ambienti antropizzati».
È sempre più frequente trovare i lupi in zone di media e bassa collina, anche se, esemplari sono stati avvistati addirittura a San Vito tanto che, ad aprile scorso, i veterinari Asl si sono messi sulle tracce dei lupi avvistati nel territorio chietino, senza considerare quelli avvistati nell’Oasi di Serranella oppure nella lecceta di Torino di Sangro o nel bosco di Mozzagrogna.
Il lupo è animale che non deve fare paura perché, spiega Pellegrini: «La presenza costante del lupo in questi territori assume estrema importanza in quanto regola gli equilibri naturali e soprattutto limita il proliferare dei cinghiali che rappresentano circa l’80% della sua dieta». (m.d.n.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

