Ma è gelo tra D’Alfonso e il manager Zavattaro

28 Aprile 2015

Il dg della Asl: «Qui mancano ancora 15 milioni». Paolucci: «Avremo i fondi» E Di Primio ammonisce: «Non usiamo gli ospedali per fare la politica»

CHIETI. Il direttore generale della Asl, Francesco Zavattaro, apre le porte del nuovo polo cardiochirurgico alla politica per mostrare i risultati di un’operazione definita “storica”, ma è gelo con il vero padrone di casa, il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso. I due sono sempre rimasti molto distanti durante la cerimonia. Zavattaro, per natura schivo e lontano dalla ribalta, D’Alfonso sempre sotto i riflettori: è facile che capitassero spesso e volentieri in posti diversi. Se si pensa che l’opera del manager, nominato dalla precedente amministrazione regionale di centrodestra, è sotto attenta valutazione della nuova amministrazione e che, qualche mese fa, il direttore è stato oggetto di un netto attacco da parte del sottosegretario alla presidenza, Camillo D’Alessandro (che ieri non c’era), si capisce il perché di tanta distanza. «Sicuramente oggi si segna un punto importante considerando il risultato realizzato», ha detto il manager, «ma il bello comincia adesso. Tra tre o quattro settimane verranno trasferiti i primi reparti. Dalla cardiochirurgia, alle terapie intensive e le sale operatorie». Mancano, però, all’appello quasi 15 milioni di euro, ma Zavattaro ci tiene ad assicurare che «la struttura è completa» e che quella di ieri «non è stata una inaugurazione finta». C’è, però, da finanziare ancora arredi e strumentazione tecnologica. La Asl ha messo a disposizione circa la metà della somma con fondi propri e l’assessore regionale alla Sanità, Silvio Paolucci, si è impegnato di fronte a tutti a stanziare il necessario il primo giugno. «All’atto dell’uscita della nostra regione dal commissariamento», ha detto l’assessore,«dovremo approntare il nuovo Piano della rete ospedaliera e questo gioiello dovrà stare dentro quel piano. Ecco perché ho accelerato sulla riapertura».

I fondi forse serviranno anche a mettere in funzione la sala ibrida di emodinamica, che si trova accanto alle due sale operatorie, al momento ancora chiusa. Certamente permetterà di velocizzare il trasloco il fatto che la direzione ha abbandonato l’idea di trasferire nella nuova palazzina reparti che non potevano stare più nell’ospedale principale a causa dei problemi di tenuta strutturale di due interi corpi di fabbrica, il C e F, che si è scoperto essere stati realizzati con cemento impoverito. «C’è stata una fase in cui si pensava di dover utilizzare questa struttura per dare sfogo ai reparti ospitati in quei due corpi di fabbrica», ha detto Zavattaro, «ma grazie alle ultime certificazioni arrivate dai tecnici, questo rischio è stato superato, perché riusciremo a utilizzare due interi piani delle ale che si pensava dovessero essere completamente sgomberate e così saremo in grado di rispettare la destinazione originaria di questa palazzina».

«Non è più concepibile», ha tuonato D’Alfonso sull’argomento, «che un giacimento ospedaliero di questo tipo sia caratterizzato in parti significative da cemento impoverito». Il presidente ha chiesto celerità e innovazione gestionale: «Dobbiamo essere innovativi anche nel concepire il rapporto con gli investitori per quanto riguarda le riqualificazioni. Si organizzi un’opera di velocizzazione nel realizzare gli adeguamenti». D’Alfonso, dopo aver messo il dito su una serie di criticità sotto gli occhi impassibili del manager, ha concluso assicurando «scelte libere da tutte le pressioni dei portatori di interesse». Una frase a cui ha fatto eco quella del sindaco Umberto Di Primio: «Gli ospedali utilizziamoli non per fare politica, ma usiamo la politica per fare buoni ospedali. Altrimenti non andremo mai da nessuna parte».