«Mai iniziati gli interventi per le frane a Santa Giusta»

15 Maggio 2018

LANCIANO. «Dove è finito il milione e mezzo di euro per fermare le frane a Santa Giusta? Quando possono essere appaltati i lavori? E se i soldi, invece, non sono ancora in cassa dopo anni, l’amministr...

LANCIANO. «Dove è finito il milione e mezzo di euro per fermare le frane a Santa Giusta? Quando possono essere appaltati i lavori? E se i soldi, invece, non sono ancora in cassa dopo anni, l’amministrazione sta sollecitando la Regione per averli?». È quello che chiede l’interrogazione che lunedì prossimo il gruppo di opposizione -Antonio Di Naccio, Tonia Paolucci, Riccardo Di Nola, Graziella Di Campli, Paolo Bomba, Gabriele Di Bucchianico, Errico D’Amico, Roberto Gargarella e Angelo Palmieri- presenterà in consiglio comunale. Domande rivolte al sindaco Mario Pupillo e all’assessore Giacinto Verna e fatte a nome delle famiglie della contrada che vivono con l’incubo frane.
«A Santa Giusta negli ultimi anni ci sono stati importanti fenomeni di dissesto idrogeologico che hanno comportato la chiusura di alcune strade e lo sgombero di diverse abitazioni», dice il consigliere ed ex assessore Di Naccio, «si sono dovute fronteggiare tre frane (zona della Gunite, della chiesa e del versante Morena, ndc) e per sistemarle sono stati redatti progetti e richiesti finanziamenti regionali specifici. Più volte l’amministrazione ha sbandierato l’arrivo di 1.500.000 euro per le frane, destinati alla zona della chiesa, ma dei lavori non c’è traccia. I soldi ci sono? I lavori partiranno?». Il Comune il 17 febbraio 2017 aveva annunciato l’arrivo dei fondi e l’avvio entro fine anno dei lavori, ovvero drenaggi e muri di contenimento a gabbioni per difendere un fronte franoso di 300 metri nella zona della chiesa classificata come r4, ossia il livello massimo di rischio. Qui una casa è stata sgomberata ed è in pericolo la strada di accesso della contrada. «Ma i lavori per la messa in sicurezza non sono ancora stati eseguiti né appaltati», chiude Di Naccio, «e i residenti, vivendo ai margini di quelle aree, sono molto preoccupati».
Teresa Di Rocco
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