«Mai più aziende in fuga Ora un piano di rilancio»

Il neo rieletto segretario Uilm, Manzi, fa il punto sul lavoro in Val di Sangro «Honeywell ferita aperta, ma Sevel e Honda danno speranza per il futuro»
ATESSA. Tante ferite aperte, come la chiusura della Honeywell e l’effetto domino per il suo indotto, tante vertenze ma anche sfide vinte e battaglie ancora da combattere. Il neo riconfermato segretario della Uilm Chieti-Pescara, Nicola Manzi, traccia un bilancio sindacale e un quadro del mondo metalmeccanico in Val di Sangro. «Col disastro della Honeywell», considera Manzi, «abbiamo toccato con mano l’impotenza del nostro Governo nell’opporsi a una delocalizzazione immotivata. Una multinazionale va via dal nostro Paese dopo aver preso soldi pubblici e sfruttato i lavoratori e il nostro territorio. In Francia e Germania ciò non sarebbe stato possibile, considerata la maggiore attenzione alle politiche industriali. Bisogna fare una legge che imponga vincoli occupazionali duraturi agli imprenditori che ricevono soldi pubblici. Ora abbiamo bisogno a tutti i livelli, regionale e nazionale, di un piano industriale di rilancio e sviluppo che renda appetibile investire e restare nel nostro paese». In Val di Sangro ci sono però anche aziende in salute, come Sevel, con oltre 6mila addetti, un indotto di primo livello di 14mila dipendenti e record produttivi che si confermano ormai da 4 anni, e Honda che conta 355 dipendenti a tempo indeterminato e 90 stagionali e che in alta stagione dà lavoro a circa 210 somministrati, di cui 80 a tempo pieno e 130 part time. «Reduce dalla crisi del 2012 con 67mila moto prodotte e segnata dalle vicende legali in cui è coinvolta ancora oggi la vecchia direzione», precisa Manzi, «grazie ai sacrifici dei lavoratori e al nostro sostegno, Honda ha rialzato la testa e nel 2017 ha prodotto 85mila moto. Nonostante la crisi del mercato conferma la sua leadership nei primi tre posti di vendite». Manzi ricorda ancora la vertenza della Sgs, i cui 28 lavoratori, «reduci dal fallimento San Marco della famiglia Sideri, dovevano essere licenziati mentre tutti gli altri loro colleghi, circa 164, sarebbero stati assorbiti dal gruppo Scattolini. Insieme ai lavoratori abbiamo reagito, lottato per 9 giorni con uno sciopero ad oltranza, col risultato che quei dipendenti hanno ancora il loro posto di lavoro». L’impegno della Uilm sul territorio prosegue anche grazie all’apertura, il 28 dicembre scorso, di una sede ad Atessa. «I metalmeccanici della Uil hanno acquistato la loro casa», afferma Manzi, «un punto di riferimento stabile nel cuore della Val di Sangro dove, oltre a svolgere l’attività sindacale, tutti gli iscritti potranno trovare ascolto e aiuto». Prossima sfida è il rinnovo del contratto specifico di Fca e Cnhi in scadenza a fine anno. «Grazie ad esso», conclude il segretario Uilm, «abbiamo tutelato gli stabilimenti e gli 80mila dipendenti della Fiat in Italia».
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