Maltratta la moglie per 17 anni, via da casa

Il giudice allontana dalla famiglia un imprenditore: botte, umiliazioni e minacce di morte anche davanti alla figlia minore
CHIETI. Ha umiliato, maltrattato e picchiato la moglie per 17 anni, costringendola a vivere in un clima di terrore. Finché, la settimana scorsa, la vittima – una donna di trent’anni più giovane del marito – ha avuto il coraggio di telefonare al 112 e, poi, di denunciare tutto davanti ai carabinieri del nucleo operativo e radiomobile di Chieti. Nei confronti dell’uomo, un imprenditore di 75 anni, è scattato l’allontanamento dalla casa familiare e il divieto di avvicinamento sia alla coniuge che alla loro figlia minorenne: a firmare l’ordinanza, su richiesta del sostituto procuratore Marika Ponziani, è stato il giudice Andrea Di Berardino.
I primi episodi contestati dall’accusa risalgono al 2003, quando l’uomo ha cominciato ad assumere un atteggiamento violento nei confronti della moglie di origini straniere. In una circostanza, a distanza di pochi mesi dalla nascita della figlia, l’indagato ha picchiato la donna nonostante avesse in braccio la neonata. Da quel momento, è stato un crescendo di vessazioni fisiche e psicologiche. Sì, perché l’imprenditore era solito offenderla sia davanti ad altre persone che alla figlia piccola, arrivando a instaurare un clima domestico improntato alla paura. Secondo il racconto della donna, infatti, bastava contraddirlo anche sugli argomenti più banali per mandarlo su tutte le furie e spingerlo a rifilare calci, pugni e schiaffi alla giovane moglie. Aggressioni così violente da costringerla a farsi curare in ospedale. In un’occasione, d’inverno, lui l’ha addirittura buttata fuori di casa, lasciandola al freddo per diverso tempo. Non sono mancate vere e proprie minacce di morte, che hanno finito per terrorizzare sia la vittima che la figlia. Ma lei non ha avuto mai il coraggio di formalizzare una denuncia proprio per amore della figlia. Lo scenario è ulteriormente peggiorato con la convivenza forzata dovuta alle restrizioni per l’emergenza coronavirus. L’ultima aggressione risale alla scorsa settimana, quando il 75enne l’ha presa di nuovo a pugni al volto, spingendola poi a terra. Lei, in lacrime, ha telefonato ai carabinieri: parlando a bassa voce nel timore che il marito potesse ascoltarla, ha lanciato l’allarme.
Sul posto si sono precipitati i carabinieri, agli ordini del maggiore Massimo Capobianco e della tenente Maria Di Lena. I medici del pronto soccorso hanno certificato le violenze. A quel punto è partito l’iter previsto dal Codice rosso, la nuova legge contro le violenze di genere che ha inasprito le sanzioni e accelerato le procedure per contrastare reati come maltrattamenti in famiglia, stalking e abusi sessuali.
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