Maltrattamenti in ospizio Muore uno degli imputati

Stroncato da infarto Ramundi, 58 anni, legale rappresentante di Arcobaleno Il difensore Cerella: «Era contento perché la sua posizione si stava chiarendo»
VASTO . Il suo cuore si è fermato all’improvviso senza dargli il tempo di chiedere aiuto. Quando i soccorsi sono arrivati -a chiamarli è stato il padre- per Luciano (Lucio) Ramundi, 58 anni, legale rappresentante della casa famiglia Arcobaleno di Vasto al centro di una vicenda giudiziaria di maltrattamenti contro gli anziani ospiti, non c’era più nulla da fare.
La scoperta della morte di Ramundi è stata fatta martedì sera. L’anziano genitore, dopo aver cercato invano di mettersi in contatto con il figlio, ha deciso di andare a casa di Lucio. E purtroppo quello che ha scoperto è stato terribile. L’uomo era disteso sul letto ma non respirava più. È stato subito chiamato il 118. Pochi minuti dopo il medico è arrivato sul posto. «Non ha potuto fare altro che accertare il decesso di Ramundi per arresto cardiaco», spiega l’avvocato Antonello Cerella, difensore dell’uomo insieme alla collega Alessandra Cappa. «Che Ramundi avesse problemi cardiaci era noto, e infatti la settimana scorsa aveva avuto dai giudici della Corte d’assise, oltre alla libertà, anche la facoltà di andare tre volte alla settimana in ospedale. Purtroppo il clima afoso di questi giorni si è rivelato per lui fatale», commenta il difensore. «Pensare che dopo un anno di preoccupazioni era finalmente sereno. La sua posizione nella brutta vicenda giudiziaria della residenza per anziani si stava finalmente chiarendo. I giudici avevano capito che Ramundi era estraneo a molti fatti contestati. Solo poche ore prima del malore che gli è risultato fatale mi aveva mandato un messaggio ringraziandomi. Era felice. Troppe emozioni hanno pesato sul suo cuore», racconta Cerella. Ramundi sarebbe dovuto tornare davanti i giudici della Corte d’assise di Lanciano il prossimo 14 luglio. Il processo adesso continuerà solo per la compagna, Carmela Guglielmo, 48 anni, che si trova ancora in carcere. L’eccezione di nullità e un vizio formale nelle contestazioni fatte alla donna non sono bastate per farla tornare in libertà. Troppo violente le immagini registrate dai carabinieri. Le accuse mosse dal procuratore capo Giampiero Di Florio e dal pm Gabriella De Lucia sono omicidio, maltrattamenti, lesioni volontarie aggravate, abbandono di incapaci con l’aggravante di avere agito per futili motivi e aver adoperato sevizie che hanno portato alla morte di alcuni ospiti. Tre le presunte vittime che si sono costituite parte civile chiedendo un risarcimento danni di 550mila euro. La Guglielmo ora dovrà difendersi da sola. Ieri pomeriggio, intanto, la salma di Luciano Ramundi è stata riportata al suo paese, Tufillo. Alle 17 nella chiesa parrocchiale sono state celebrate le esequie.
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