Mamma li Turchi! Villamagna rivive la battaglia

In tanti alla celebrazione del miracolo di Santa Margherita che fermò l’avanzata dei saraceni con una trave infuocata
VILLAMAGNA. Può capitarvi di vedere un saraceno con casacca rossa e calzoni blu che corre in Vespa al luogo dell’appuntamento alle porte del paese e Santa Margherita (impersonata per l’occasione da Silvia Giandomenico) che gioca con le amiche vestite da angioletti (Lucrezia Spatella e Aurora Ferrara) nel cortile delle Cantine Torre Zambra, insieme con uomini, donne, ragazze e ragazzi in abiti contadineschi, mentre i due vigili urbani, Alessandro Ferrara e la collega, si affannano, non poco, a liberare la strada dal traffico delle automobili e il Comitato Festa coordina la preparazione. Succede a Villamagna, a una decina di chilometri da Chieti, per la rievocazione, che avviene puntualmente ogni 13 luglio, del miracolo di Santa Margherita di Antiochia, vergine e martire (275-290 d.C.) che convince i Saraceni, i quali nel 1566 hanno già devastato Tollo, Francavilla e altri centri della costa adriatica, a risparmiare Villamagna di cui è secolare patrona. È così che il paese diviene protagonista della propria storia, di quella tradizione che qualche settimana più tardi, la prima domenica di agosto, si ritrova anche a Tollo, nella festa della SS Madonna del Rosario, con la cruenta battaglia a suon di spade, cocomeri, acqua e spaghetti tra Turchi e Cristiani, stoppata dall'improvviso spuntare dell'angelo che appare sulla torre di guardia e miracolosamente ferma l'atroce combattimento. Tornando a Villamagna, lungo Viale Regina Margherita si rivive un’invasione di Saraceni a piedi e a cavallo in improbabili abbigliamenti, con scimitarre di legno verniciato, turbanti fantasiosi, ma volti seri, accigliati, con un gruppetto che all’avanscoperta con tanto anacronistico cannocchiale (alcuni anni fa si ricorda un binocolo!), che incontra per tre volte una fanciulla in abito orientale, Santa Margherita, che li invita a rinunciare all’invasione (in vernacolo abruzzese!) perché il paese è abitato da gente buona e innocente, che non merita devastazioni e violenza. Il gruppetto informa dell’incontro Ali Pascià, il comandante, che se la ride e continua imperterrito l’avanzata. Quando tutti i saraceni giungono nel piazzale antistante la storica del paese e stanno per assaltare l’inerme popolazione, ecco Santa Margherita che appare per la terza volta con una “trave di fuoco” (viene accesa tra un crepitante scoppio di mortaretti e gli applausi della folla), atterrisce i Saraceni che stramazzati a terra tremano per la paura in maniera vistosa. Poi la conversione. I Saraceni raggiungono la chiesa parrocchiale e dinanzi al simulacro della Patrona, Santa Margherita, si rendono conto che è del tutto somigliante alla fanciulla che è loro apparsa tre volte lungo il tragitto verso il paese. Avviene la conversione, annunciata a gran voce dalle comparse in vesti di contadini e, mentre la chiesa si riempie di fedeli, i Saraceni depongono le armi.
Il Parroco, don Ernesto Frani, da 40 anni a Villamagna e alla vigilia di lasciare, legge la preghiera alla Santa Patrona e così tutti si ritrovano protagonisti di questa vivace rievocazione di religiosità popolare, contadini e saraceni, tutti villamagnesi di fede, mentre la banda esegue una marcia d’occasione nella piazza Guglielmo Marconi. Poi giungerà la sera e si ripeterà il festoso andirivieni per il paese, con concerti musicali di tradizionale intrattenimento. E arrivederci alla rievocazione notturna del prossimo agosto, quando villamagnesi e non riassaporeranno quel gusto di tradizione tra sacro e profano.

