Marcozzi: «Bloccheremo il nuovo ospedale, andrò dal ministro»

11 Luglio 2018

«Bloccheremo lo scellerato piano di privatizzazione della sanità abruzzese ad opera del Pd». Dopo il via libera della giunta regionale alla gara d’appalto per il nuovo ospedale di Chieti, un affare...

«Bloccheremo lo scellerato piano di privatizzazione della sanità abruzzese ad opera del Pd». Dopo il via libera della giunta regionale alla gara d’appalto per il nuovo ospedale di Chieti, un affare da 285 milioni di euro per 500 posti letto da costruire in 5 anni e mezzo, la consigliera regionale del M5S Sara Marcozzi annuncia che la battaglia non si fermerà: «La prossima settimana incontrerò il ministro della Salute Giulia Grillo alla quale esporrò diverse questioni, fra le quali proprio la delibera di giunta sul project financing e tutta la pregressa attività amministrativa portata avanti da questa maggioranza ormai inconsistente, in aula quanto sul territorio. Chiederò di approfondire, anche attraverso il tavolo di monitoraggio, l’effettiva sostenibilità dei costi, la qualità dei servizi e le ripercussioni economiche e sociali per i pazienti e i lavoratori. Nel frattempo, continueremo la nostra battaglia presso le procure e l’Anac, alle quali chiederemo di valutare la fondatezza dei nostri esposti», dice Marcozzi, «il presidente D’Alfonso e l’assessore Paolucci sono stati eletti per amministrare la cosa pubblica, non per cederla al privato. La sanità ha bisogno di investimenti pubblici, troveremo le risorse per costruire nuovi ospedali come questo Paese ha sempre fatto». La Marcozzi contesta l’azione targata Pd: «Il Pd prosegue il piano di inquinamento dei pozzi prima di scomparire definitivamente dalla scena politica di questo Paese. Regalare al privato anche la costruzione e la gestione degli ospedali», dice, «è un folle disegno contro il quale continueremo ad opporci con tutte le nostre forze». Secondo la grillina, «il privato deve restare fuori dalla costruzione e dalla gestione degli ospedali, ancor più se si propone con strumenti di finanza creativa. Non lo diciamo noi, lo dicono le sentenze dei Tar di mezza Italia, la Corte dei Conti e lo testimoniano le esperienze di altre regioni che in passato hanno fatto ampio ricorso ai project financing e oggi si ritrovano i bilanci in rosso. Ricordiamo quanto accaduto tra il 2000 e il 2010 quando imprudenti sindaci e presidenti di Regione scoprendosi biscazzieri dell’alta finanza hanno investito nei derivati e oggi, a distanza di una decina di anni, sono i cittadini a pagarne le conseguenze. Solo la Regione Abruzzo, detiene oltre 600 milioni di derivati che rischiano di scoppiarci in mano da un momento all’altro».