Marino non si trova, udienza rinviata

Processo sulle “villette lager” di Angelini, a vuoto la convocazione spedita all’ex sindaco in Senato
CHIETI. Chi sa dove abita l’ex sindaco di Roma Ignazio Marino? La domanda è rimbalzata ieri tra i banchi del tribunale teatino dove avrebbe dovuto presentarsi come teste del processo a carico dell’ex re della sanità privata abruzzese, Vincenzo Angelini, sulle cosiddette “villette lager”, ovvero le strutture di riabilitazione psichiatrica del gruppo Villa Pini oggetto nel 2009 di una ispezione parlamentare guidata dall’allora senatore Marino. L’ex sindaco di Roma, però, è l’unico teste assente e il giudice Geremia Spiniello è costretto a rinviare l’udienza al 19 luglio. Mentre l’accusa, portata avanti dal pm Giuseppe Falasca, ha detto di poter rinunciare alla deposizione di Marino, la difesa invece non vuole farne a meno. Non si sa, però, se l’esponente del Pd abbia mai ricevuto la convocazione al processo.
La difesa di Angelini, affidata all’avvocato Gianluigi Tucci, ha spiegato di non aver mai avuto l’attestato di avvenuta ricezione. «La citazione è stata fatta presso il Senato, visto che c’è un ufficio apposito a disposizione degli ex senatori», ha detto Tucci, “adesso cercheremo l’abitazione privata dell’ex sindaco e vorrà dire che invieremo lì la nuova citazione. E così risolveremo questo piccolo giallo».
A luglio 2009 Marino arrivò a Villa Pini alla guida di una commissione parlamentare d’inchiesta, i cui risultati avviarono l’indagine penale. Sei i gli imputati: Angelini, insieme alla figlia Chiara e alla moglie Anna Maria Sollecito, per il modo in cui erano tenuti i pazienti, è accusato di abbandono di incapace, di aver tenuto aperte strutture non autorizzare (l’ex Cantatore e una delle 12 villette) e di truffa, con un indebito arricchimento di 24 milioni di euro dal 2005 al 2009, facendo passare per pazienti psichiatrici, la cui assistenza ha costi altissimi, persone che non lo erano. Di questo reato deve rispondere anche Giovanni Pardi (difeso da Sandro Campobassi ed Emanuele Di Pietro), coordinatore delle strutture psicoriabilitative di Villa Pini.
Di omesso controllo, invece, sono accusati Vincenzo Recchione (assistito da Domenico Budini), responsabile del Dipartimento assistenza ospedaliera della Asl teatina e Claudio Cignarale (difeso dall’avvocato Roberto Di Loreto), delegato dalla Asl all’attività di vigilanza e controllo delle strutture residenziali psichiatriche di Villa Pini. La Asl, con l’avvocato Cristiano Sicari, è parte civile.
Nell’udienza di ieri sono stati ascoltati 16 testimoni, quasi tutti della difesa. In particolare lo psichiatra Pierluigi Scapicchio, direttore scientifico di Villa Pini dal ’99 al 2009, ha asserito che all’interno delle strutture protette da lui controllate quotidianamente si svolgevano tutte le attività previste dalla legge. Il consulente della Procura Righetti, invece, ha parlato di “disastro” e di situazione inappropriata sia dal punto di vista riabilitativo che strutturale. (a.i.)
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