«Mario colpito con più pugni dal fratello»

In Corte d’assise i testimoni raccontano la lite nel bar tra i Tatangelo. La difesa: su Domenico raccontano solo il falso
LANCIANO. «Oddio cosa è successo! Che cosa ho combinato!». Queste le parole che avrebbe pronunciato Domenico Tatangelo, 59 anni, secondo alcuni testimoni, dopo che il fratello Mario, 53 anni, giaceva a terra privo di coscienza nel pub dove stavano bevendo un drink, dopo un litigio. Frasi riferite ieri nell’udienza in Corte di assise dove Domenico Tatangelo, di Castiglione Messer Marino, è imputato con l’accusa di omicidio preterintenzionale pluriaggravato. I fatti risalgono al 22 febbraio 2015 quando i fratelli Mario e Domenico entrarono nel locale “Up and down”, a Castiglione. Qui al bancone iniziarono a discutere, poi passarono agli spintoni e, secondo l’accusa sostenuta dal pubblico ministero del tribunale di Vasto, Michele Pecoraro, Domenico avrebbe colpito il fratello con due pugni al volto, che lo fecero cadere a terra, dopo aver urtato la testa contro il bancone. Una botta terribile tanto che Mario si ruppe parte della calotta cranica. L’uomo fu subito ricoverato a Pescara ma non si sarebbe mai ripreso del tutto fino a quando, il 30 settembre 2015, morì.
I carabinieri ascoltati ieri hanno riferito di aver trovato Mario già sulla barella e che non pareva avesse il volto tumefatto a causa di pugni. Hanno accertato che i due fratelli erano ubriachi e che c’era stata una discussione. Anche la guardia medica, S.D.M. ha confermato che il volto di Mario non aveva segni che riportavano a una colluttazione. «C’era del sangue», dice il medico, «aveva la calotta cranica rotta ed era incosciente quando sono entrato. L’ho trovato seduto con la schiena appoggiata al bancone. Domenico? Ripeteva sconvolto: “Oddio cosa è successo”. «Quando sono arrivato al pub i fratelli erano al bancone a bere», racconta G.C., testimone oculare assieme al padre - poi deceduto - della tragedia, «mio padre gli aveva servito degli alcolici. Parlavano, poi i toni si sono alzati, hanno iniziato a discutere. Ho visto Domenico tirare dei pugni in faccia a Mario. Ho sentito il tonfo della sua caduta. L’ho visto a terra che perdeva sangue. Ho chiamato i soccorsi. Domenico era sconvolto e diceva “Che cosa ho combinato”». Versione contestata dall’avvocato dell’imputato, Antonello Cerella. «Dice il falso», accusa Cerella, «ai carabinieri ha riferito, denuncia alla mano, che i due si erano colpiti reciprocamente, non ha mai detto che Domenico aveva colpito per primo il fratello. Anche suo padre, nelle sue dichiarazioni ha parlato di litigio e che si sono colpiti reciprocamente». Contestazioni finite a verbale. Il processo riprende l’8 febbraio 2019 con altri test e i periti.
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