Mauro, decreto ingiuntivo da 30mila euro al Ciapi

La richiesta dell’amministratore straordinario piomba sull’ente di formazione La notizia svelata durante la visita di D’Alfonso che annuncia il piano-salvataggio
CHIETI. Il presidente della Regione Luciano D’Alfonso arriva al Ciapi per cercare di risollevare le sorti del centro di formazione a capitale pubblico da tempo in cattivissime acque con gli stipendi dei 36 lavoratori fermi all’estate del 2013 e la maggior parte di loro in cassa integrazione a zero ore da due anni. La passata amministrazione regionale fece fare una ricognizione debitoria che sancì un buco di oltre 5 milioni di euro. Ma da allora il debito non può che essere aumentato con i decreti ingiuntivi che pare siano all’ordine del giorno. Uno, per 30 mila euro, è arrivato il 17 dicembre scorso ed è senza dubbio il più inatteso perché proviene dall’amministratore straordinario Giuseppe Mauro. L’insigne economista è stato chiamato dalla passata giunta regionale alla guida del centro di formazione a fine 2011. A gennaio dell’anno scorso ha presentato le proprie dimissioni, che, però, che non sono mai state ratificate dalla giunta regionale di allora. L’attuale amministrazione, poi, ha prorogato per sei mesi tutti gli incarichi negli enti regionali e dunque anche quello di Mauro che, però, al Ciapi non si fa più vedere da tempo e non si è fatto vedere neanche ieri mattina. Ad accogliere il presidente della Regione, accompagnato tra gli altri dal sottosegretario alla Presidenza Camillo D’Alessandro e dal nuovo capo di gabinetto Ernesto Grippo, c’era invece il direttore del Ciapi, Paolo Cacciagrano. Rimasto ormai unico padrone di casa, Cacciagrano ha un bel da fare per tentare di mandare avanti una baracca che fa acqua da tutte le parti, anche in senso letterale, visto che gli stessi lavoratori hanno detto a D’Alfonso che al primo temporale sgocciola dappertutto, e che da tempo non c’è più il riscaldamento (utenza staccata a causa del debito accumulato di 25 mila euro con il gestore). Questo significa che i pochi corsisti che ancora ci sono fanno lezione in aule riscaldate da stufette elettriche. E d’altronde lo stesso D’Alfonso è stato accolto in una stanza dove campeggiavano due stufette accese. Sono dunque lontani i tempi dei viaggi in Brasile, dei corsi di formazione in Venezuela, degli oltre cento dipendenti e dei 620 mila euro annui assicurati dalla Regione (fondi mai erogati a partire dall’amministrazione Chiodi). D’Alfonso ha proposto comunque una soluzione: intercettare nuovi fondi comunitari per il settore e una nuova forma giuridica tale da poter considerare il Ciapi in tutto e per tutto una società in house per poterle affidare progetti diretti per attività di formazione particolari e specializzate. Ai lavoratori che chiedevano di poter ritrovare “dignità e lavoro” D’Alfonso ha risposto bloccando quella che ha definito la “sicilianizzazione” della Regione (ovvero l’ipotesi di poter accogliere i dipendenti Ciapi negli uffici regionali) ma proponendo di lavorare insieme per trovare le migliori soluzioni possibili. Ha chiesto, dunque, di nominare due rappresentanti che svolgessero questo compito. Sono stati nominati Gianni Placido e Domenico Salvatore.
Arianna Iannotti
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