Maxi bollette se la discarica non si amplia

25 Gennaio 2020

Previsto l’esborso di 4 milioni di euro in più per i residenti dei Comuni soci tra smaltimenti fuori regione e mancati incassi

LANCIANO. Il mancato ampliamento della discarica di Cerratina porterebbe, nel giro di quattro anni, a un aggravio di costi di circa 4 milioni di euro per i residenti dei Comuni del bacino EcoLan. È questo lo scenario prospettato ieri mattina dal presidente della Spa dei rifiuti partecipata dai comuni soci, Massimo Ranieri, ai sindaci di Lanciano, Atessa, Paglieta, Treglio, Mozzagrogna e Santa Maria Imbaro. Nel tour sul sito della discarica di Cerratina, la più grande d’Abruzzo con i suoi 2.050.000 metri cubi di spazio, c’erano anche il presidente del comitato del controllo analogo, Pino Finamore, sindaco di Villa Santa Maria e il consigliere regionale Fabrizio Montepara.
I conti sono presto fatti per EcoLan: i 330mila metri cubi di spazio residuo bastano per circa altri quattro anni. Se non si potrà più conferire a Cerratina bisognerà portare gli scarti dei rifiuti indifferenziati fuori regione. In questo caso il prezzo medio per il mero smaltimento è pari a 110 euro a tonnellata (contro i 105 attuali) a cui andranno sommati i costi di trasporto quantificati in 30 euro a tonnellata. Il costo complessivo arriverebbe quindi a 140 euro a tonnellata. E ai costi di smaltimento vanno sommati anche i mancati introiti da parte di EcoLan, utilizzati per calmierare le tariffe di igiene urbana ai Comuni soci e fare investimenti sugli impianti; i mancati introiti per l’ecoristoro del Comune di Lanciano pari a circa 400mila euro e del Comune di Mozzagrogna di circa 40mila euro.
«È necessario mettere la nostra rete impiantistica in un quadro regionale», spiega Ranieri ai sindaci, «mantenendo la priorità dei Comuni soci senza però poter imporre vincoli territoriali. Una società come EcoLan deve avere una completa dotazione impiantistica a disposizione, senza rimanere sotto scacco di impianti terzi che potrebbero imporre, unilateralmente, aumenti di tariffe che si tradurrebbero inevitabilmente in aumenti di costi per i Comuni e quindi per i cittadini. Alternative di smaltimento, quali l’incenerimento o la termovalorizzazione dei rifiuti», conclude Ranieri, «da noi non sono sostenibili dal punto di vista sanitario e ambientale, dato che la combustione comporta l’emissione di sostanze inquinanti nell’ambiente come gas acidi, diossine, composti organici, metalli pesanti e particolato. Quest’ultimo, in particolare, soprattutto la sua frazione fine, è nocivo dal momento che è vettore di altre sostanze tossiche, metalli in particolare. Un tmb è anche poco sostenibile dal punto di vista dei costi, perché sono talmente minime le quantità di rifiuti da bruciare in Abruzzo che non si giustifica e non si sosterebbe un impianto del genere nemmeno dal punto di vista finanziario».
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