Maxi giro di cocaina e hashish: il capo della banda patteggia

11 Agosto 2020

Guardiagrele. Quattro anni e 2 mesi di reclusione per Stanislao Elisii, al vertice del gruppo di pusher Inflitti 10 mesi al fratello Rocco, niente sconto di pena per la fornitrice. Ora in 12 rischiano il processo

CHIETI. Ha patteggiato 4 anni e 2 mesi di carcere Stanislao Elisii, ritenuto il capo della banda che spacciava cocaina pura, hashish e marijuana a Guardiagrele e nei paesi vicini. La sentenza è stata pronunciata dal giudice Andrea Di Berardino dopo l’accordo raggiunto tra la difesa, rappresentata dall’avvocato Massimo Solari, e il pubblico ministero Giancarlo Ciani. Dieci mesi di reclusione è la pena (sospesa) nei confronti di Rocco Elisii, il fratello di Stanislao. Il giudice, invece, ha rigettato la richiesta di patteggiamento a due anni presentata da Carmina Ciarelli, detta Ambra, 28 anni, esponente di una nota famiglia rom pescarese, considerata dall’accusa la principale fornitrice della droga: gli atti sono stati restituiti alla procura perché il tribunale non ha riconosciuto l’attenuante del fatto di lieve entità. Adesso la donna rischia di finire sotto processo insieme ad altre undici persone accusate di spaccio nell’ambito dell’inchiesta condotta dai carabinieri del nucleo operativo e radiomobile di Chieti, agli ordini della tenente Maria Di Lena. Sono 116 le cessioni di stupefacenti documentate in due anni dai militari dell’Arma.
La prima parte dell’indagine è iniziata nel 2017 dopo le segnalazioni arrivate ai carabinieri di Guardiagrele, da parte di alcuni cittadini, su episodi di spaccio sempre più frequenti. Gli accertamenti hanno consentito di individuare in alcuni componenti della famiglia Elisii, in primis in Stanislao, i principali distributori della droga: da qui Elisiir, il nome dell’operazione.
Gli Elisii, come ricostruito dagli investigatori, erano soliti prendere in affitto ville o appartamenti fuori dal centro abitato e in località isolate, vigilati dagli stessi spacciatori che controllavano gli spostamenti delle forze dell’ordine. In questo modo, gli indagati acquistavano lo stupefacente proveniente da Pescara e lo vendevano ai giovani di Guardiagrele, Casacanditella, Fara Filiorum Petri e Francavilla. Ma i militari, attraverso centinaia di intercettazioni e pedinamenti, hanno ricostruito nel dettaglio il maxi affare illecito.
«Si deve rilevare», è la conclusione del pm Ciani, «l’estrema gravità delle condotte delittuose tenute sotto il profilo della loro sistematica reiterazione a dimostrazione dell’esistenza di una spiccata capacità criminale. La meticolosa azione investigativa ha consentito di fotografare uno scenario delinquenziale di tutto riguardo. L’organizzazione dell’attività di spaccio è stata in grado di assicurare una ramificata erogazione del prodotto illecito fornito, con una continua distribuzione della “materia prima” attraverso molteplici canali».
Gli indagati hanno mostrato di essere professionisti del crimine. Ecco perché il pm parla di «un assieme di condotte vigorose, per il conseguimento di insane attività “commerciali”, che hanno assunto fisionomie operative tipiche di attività imprenditoriali, sia in relazione all’impiego della manovalanza e sia nel raggiungimento dei profitti. L’azione repressiva della polizia giudiziaria non si è limitata a ricercare le singole attività delittuose, ma si è aperta a una più ampia visione, che ha ulteriormente evidenziato come il prodotto “droga” sia in grado di costruire redditizie “holding” operose su più parti di questo territorio. La maggior parte degli indagati risulta priva di stabile occupazione e di fonti di reddito, anche e soprattutto perché, evidentemente, traggono i loro profitti e i mezzi di sussistenza proprio dalle condotte illecite. E anche chi svolge stabile o saltuaria attività lavorativa ha dimostrato di arrotondare i redditi con il parallelo e continuato spaccio di cocaina».
©RIPRODUZIONE RISERVATA