Maxi sequestro ad Aracu 1,8 milioni restano bloccati

La Corte di Cassazione boccia il ricorso dell’ex parlamentare di Forza Italia Contanti e beni a copertura di presunti danni alla Asl e alla curatela di Villa Pini
CHIETI. Un milione e 800mila euro di Sabatino Aracu, ex deputato di Forza Italia, restano sotto sequestro a garanzia di eventuali danni da pagare alla Asl di Chieti e alla curatela fallimentare di Villa Pini. Aracu, ora componente della giunta del Coni e presidente della Federazione italiana sport rotellistici (Fisr), non può rimettere le mani su contanti e immobili: così ha deciso la Corte di Cassazione. Una sentenza di 5 pagine della seconda sezione penale, con la presidente Mirella Cervadoro, ha bocciato il ricorso presentato da Aracu per riavere quei beni finiti sotto sequestro dal 2009 nell’inchiesta sulla Sanitopoli abruzzese.
Al centro del caso giudiziario c’è una somma pari al doppio di quanto, così recita la sentenza, Aracu avrebbe ricevuto da Enzo Angelini, l’imprenditore della sanità privata teatina alla guida dell’ex Villa Pini: gli atti dell’inchiesta dicono che Angelini avrebbe dato ad Aracu 980mila euro. Per l’ex parlamentare, difeso dall’avvocato Francesco Carli, quei documenti non dimostrerebbero un passaggio di tangenti ma soltanto «un elenco di prelievi che sarebbero stati eseguiti da Angelini per finalità tutt’altro che chiarite, mancando una puntuale dimostrazione dell'effettivo passaggio di tutto il denaro prelevato in favore di Aracu». Invece, adesso, la Corte di Cassazione ritiene che l’importo, ricalcolato dalla Corte d’appello dell’Aquila rispetto alle prime indicazioni della procura e del tribunale di Pescara, sia corretto: «La Corte d’appello ha preso come valore di riferimento la somma che Aracu aveva ricevuto da Angelini indicata nel capo d’imputazione numero 56 come pari a 980mila euro», dice la sentenza, «e ha ritenuto di raddoppiarla come fattore prudenziale. Non ricorre alcuna violazione».
Il sequestro rimane e adesso la Asl di Chieti – l’unica in Abruzzo che si è vista riconoscere il diritto al risarcimento dei danni – aprirà un altro contenzioso, stavolta in sede civile, per ricalcolare il valore dei presunti danni patrimoniali: in tribunale, la Asl, assistita dall’avvocato Pierluigi Tenaglia, cercherà di ottenere i beni di Aracu mentre l’ex parlamentare potrà giocarsi le ultime carte per difendersi. La sentenza della Cassazione – giudice relatore Maria Daniela Borsellino – afferma che il ricorso di Aracu «è inammissibile perché manifestamente infondato e proposto per motivi non consentiti». L’ex deputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di duemila in favore della Cassa delle ammende.
Sul fronte dei danni d’immagine (non patrimoniali) provocati dalla scia di inchieste e processi, dagli uffici Asl è già partita un’azione di recupero crediti sia verso Aracu che verso l’ex direttore generale Luigi Conga: nelle casse Asl sono già rientrati almeno 350mila euro.
La storia della Sanitopoli abruzzese non è ancora conclusa: una storia che prese le mosse dalle confessioni di Angelini e che il 14 luglio del 2008 portò all’arresto dell’allora governatore Ottaviano Del Turco. Dopo 10 anni, nel 2018, Del Turco è stato condannato alla pena di tre anni e 11 mesi per tre tangenti da 850mila euro – compresa la famosa mazzetta con i soldi nascosti in un sacchetto di mele e fotografati – ricevute da Angelini tra il 2006 e il 2007.
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