Maxi serra di droga sotto la villa: svelati gli affari del finto corriere

I carabinieri scoprono il laboratorio partendo dalla foto di una bolletta sul telefono dell’arrestato Il casale controllato con tre telecamere. Le piante di marijuana erano quasi pronte per la vendita
RIPA TEATINA. Per arrivare alle 222 piante di marijuana, cresciute fino a un metro d’altezza e quasi pronte per essere macinate, bisognava calarsi in una botola ricavata in una stanza, percorrere una scalinata di ferro e togliere dalla parete un pannello di legno. Qui, nella cantina di una villetta isolata di contrada Feudo, a Ripa Teatina, Marco Cassano, il 29enne finito in manette giovedì con oltre 100 chili di marijuana, hashish e cocaina, aveva allestito un laboratorio sotterraneo per essiccare la droga. Ma il nascondiglio è stato scoperto dai carabinieri del maggiore Massimo Capobianco e della tenente Maria Di Lena all’indomani dell’operazione che ha portato all’arresto del finto corriere a Francavilla, ha consentito di bloccare il carico illegale da un milione di euro in un garage vicino a piazza Sant’Alfonso e ha permesso di sequestrare una prima serra industriale a San Vito Chietino, dove le piantine erano illuminate e riscaldate dalle lampade alogene. Si aggrava, dunque, la già delicata posizione dell’indagato, rinchiuso nel carcere di Lanciano con accuse che possono costargli una condanna fino a 15 anni di reclusione.
IL MAZZO DI CHIAVI Il secondo blitz in poche ore dei carabinieri di Francavilla, dopo una notte di indagini, comincia a prendere forma perché gli uomini del luogotenente Davide Di Sciullo trovano nella disponibilità di Cassano un mazzo di chiavi che non apre né la porta del garage di via Canto Novo, né quella della serra di San Vito. Gli investigatori comprendono immediatamente che deve esserci un altro laboratorio in cui il giovane, con la passione per le barche, i tatuaggi e i vestiti griffati, lavora lo stupefacente.
LA BOLLETTA La svolta arriva nel momento in cui i militari, nella galleria del telefono sequestrato all’arrestato, trovano la foto di una bolletta con l’indirizzo di un casolare di Ripa Teatina. L’accertamento al catasto porta a una villa in ristrutturazione di proprietà di Cassano. Anche il contratto di fornitura elettrica è intestato a lui. I carabinieri si precipitano sul posto e un dettaglio salta subito all’occhio: è una casa di campagna, ma ci sono due enormi ventole di condizionamento di ultima generazione, di solito presenti nei grandi alberghi, dalle quali proviene un intenso odore di marijuana.
IMPIANTO HI-TECH Dopo l’intervento dei vigili del fuoco, gli investigatori riescono a scardinare la porta d’ingresso e a individuare la botola che conduce alla cantina sotto il livello stradale. Da qui arriva una strana luce gialla, perché è stato allestito uno stanzone di essiccazione tecnologico con un’attrezzatura da almeno 50mila euro: ventilatori, lampade alogene, impianto di irrigazione, trasformatore di umidità, condizionatori, impianto idrico elettrico. E ancora: maschere protettive, guanti, imbuti. Non mancano neppure tre telecamere per controllare da remoto sia il laboratorio che l’area esterna, in modo da monitorare eventuali arrivi da parte delle forze dell’ordine. L’intera villa finisce sotto sequestro: le 222 piantine vengono portate via, così come cinque chili di foglie di marijuana già essiccate e, di fatto, pronte per essere vendute.
LE IPOTESI Per gli investigatori è altamente probabile che qui venissero trasportate le piantine di cannabis ormai mature affinché, attraverso un complesso impianto di ventilazione a temperatura costante, la droga si essiccasse nei tempi giusti, aumentandone il principio attivo. In base a una prima stima, le piante tolte dal mercato avrebbero fruttato un guadagno illegale di oltre 156mila euro.
LE INDAGINI L’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Giuseppe Falasca, non si ferma: l’obiettivo è ricostruire l’intera catena dello spaccio e scoprire i complici dell’arrestato. Cassano, assistito dall’avvocato Goffredo Tatozzi, sarà interrogato domani mattina dal giudice per le indagini preliminari Luca De Ninis.
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