Medici del 118 convenzionati, ora è protesta

«Svolgiamo lo stesso lavoro dei colleghi dipendenti, ma siamo stati esclusi dall’incentivo per il Covid»
CHIETI. «Svolgiamo la stessa attività dei colleghi dipendenti e, pur avendo gli stessi doveri, non ci vengono riconosciuti gli stessi diritti». Protestano i medici che lavorano al 118 ma con un contratto in convenzione che si sono visti negare la “premialità Covid”, l’incentivo economico dato dalla Regione attraverso le Asl agli operatori sanitari che sono stati in prima linea nei primi mesi dalla pandemia. Ma la loro è una protesta fatta non tanto per i soldi, che se riuscissero ad ottenere darebbero in beneficenza, quanto perché vedono calpestati molti dei diritti che hanno i loro colleghi contrattualizzati. La loro rabbia e delusione i medici 118 convenzionati l’hanno messa nero su bianco, scrivendo al presidente della Regione Marco Marsilio, all’assessore alla sanità Nicoletta Verì e al direttore generale Asl Thomas Schael. «Sono circa mille i lavoratori che riceveranno il bonus», spiegano i medici tramite la dottoressa Bernardetta Cibotti, «tra questi sono compresi i medici del 118 dipendenti ma nessun convenzionato. Eppure l’80 per cento dei professionisti che presta servizio al 118 ha un contratto in convenzione. Ad esempio, la postazione di Guardiagrele dispone di 5 medici in servizio: 3 convenzionati e due dipendenti. A Casoli, cinque, tutti convenzionati. Fino a 8 anni fa dopo 5 anni di servizio in convenzione si aveva il diritto di passare a dipendente: poi questo passaggio è sparito. Quindi si verifica il paradosso per il quale colleghi che svolgono la stessa attività, pur condividendo gli stessi doveri, non hanno gli stessi diritti. Una disparità di trattamento ingiusta, ingiustificata e incomprensibile. E oggi più che mai pesa su di noi questa condizione discriminante visto che ci è stata negata la premialità Covid». E questi medici sono stati, e sono, in prima linea. «All’inizio», precisano, «abbiamo comprato a nostre spese ciò che la Asl non era in grado di fornirci: tute, maschere, visiere, calzari ed in mancanza abbiamo anche indossato le buste del supermercato. Lavoriamo sapendo che se ci ammaliamo, dobbiamo usare i giorni di ferie poiché il nostro contratto non prevede l’assenza per malattia. Non sciopereremo perché siamo rimasti in pochi: il nostro servizio è troppo importante. Non accetteremo però belle parole ma, concretamente, quanto corrisposto alle altre categorie, sapendo che quanto ci spetta verrà devoluto ad una organizzazione umanitaria. Non ci stiamo muovendo per soldi, ma per essere risarciti della umiliazione che ci avete inflitto». (cr.la.)

