«Medici di famiglia, è emergenza» Meno 20% nei prossimi due anni

26 Agosto 2023

L’allarme dei sindacati: «I giovani scappano all’estero, San Martino e Brecciarola restano scoperti» E le corsie del pronto soccorso si affollano. Il primario Tafuri: «Lavoriamo già con il personale ridotto»

CHIETI. La carenza di medici di famiglia sembra essere ormai diventata una vera e propria emorragia in provincia di Chieti. Dopo anni al servizio della sanità territoriale, un numero cospicuo di camici bianchi è giunto all’età pensionabile e lascia, così, scoperte molte famiglie.
L’ALLARMEOgni medico di base può avere un massimale di circa 1.500 pazienti e, in media, ne prende in carico circa 1.100. «Un numero che aumenta», denuncia Silvio Basile, responsabile regionale dello Smi (Sindacato medici di base), «a causa della carenza di medici sul territorio. Nel giro di due anni, infatti, circa il 20 per cento di medici di base andrà in pensione». Una problematica iniziata già durante un periodo delicato per la sanità, ovvero quello dell’emergenza sanitaria: «Da alcuni anni», continua Basile, «già 60mila abruzzesi sono senza un medico di famiglia».
PRONTO SOCCORSO AFFOLLATOIn assenza di medici, a prendersi carico dei pazienti è il pronto soccorso perché, spiega Emmanuele Tafuri, primario del pronto soccorso del Santissima Annunziata, «i reparti di emergenza sono gli unici h24 pronti ad accogliere i bisogni di salute dei cittadini». Peggiorano quindi le condizioni del policlinico. «Siamo già in una situazione molto critica», prosegue il primario, «lavoriamo con il personale ridotto e le corsie sono affollate, ma se i cittadini hanno bisogno l’unica alternativa ricade sull’ospedale».
LA CARENZAÈ chiuso da anni a Chieti Scalo il distretto sanitario. «Dovevano essere delle medicine di gruppo con personale infermieristico e di segreteria che aiutava i medici sugli aspetti burocratici», dice Mauro Petrucci, segretario provinciale della Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale), «ciò avrebbe reso molto più facile la gestione del lavoro». E l’emergenza principale è sulle periferie come Brecciarola e San Martino. «Le aree interne sono le più scoperte», spiega Petrucci, «ma anche le più critiche perché c’è una popolazione più anziana e con più esigenze». Dati alla mano, il censimento di maggio fatto dalla Asl Lanciano Vasto Chieti ha registrato una carenza di 52 medici. Più nel dettaglio: nella città di Chieti sono 3 i medici di base in meno, nel Vastese sono 10, nell’Alto vastese 1, mentre nel Sangro-Aventino ne mancano 6, nell’Ortonese 4, nel distretto di Francavilla 6, in quello di Guardiagrele 9 e nel Frentano, record per l’assenza, ne mancano 13. Ma se da una parte c’è, quindi, una maggiore offerta di lavoro, dall’altra ciò che manca è proprio il personale. «Quaranta anni fa molti hanno accettato di fare medicina del territorio per ripiego, perché non vi erano alternative», continua Petrucci, «oggi l’appetibilità della medicina del territorio è venuta meno perché non è ben organizzata».
FERIE Anche organizzare le ferie o un giorno libero è un problema per un dottore di famiglia. «Avendo un contratto convenzionato libero professionale», spiega Petrucci, «prima di andare in ferie dobbiamo garantire la sostituzione con un collega, ma attualmente non c’è nessuno a cui chiedere. Per una donna è difficile persino chiedere la maternità».
MEDICI IN FUGAL’emergenza è dovuta anche dal numero di specializzandi e laureati in fuga dall’Italia. «All’estero», conclude Petrucci, «le condizioni di lavoro ed economiche sono migliori. Oltre 10mila medici italiani sono fuori Europa e difficilmente rientreranno».
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