Medici discriminati, gli atti tornano al pm

Processo a Di Giammarco, ex primario di Cardiochirurgia. I giudici: si valuti il reato di maltrattamenti
CHIETI. Il Tribunale di Chieti dispone la trasmissione degli atti al pubblico ministero per cambiare l’imputazione in maltrattamenti nei confronti di Gabriele Di Giammarco, l’ex direttore della Cardiochirurgia di Chieti ed ex docente dell’ateneo d’Annunzio, inzialmente finito sotto processo con l’accusa di abuso d’ufficio continuato.
Secondo l’accusa, il pescarese Di Giammarco avrebbe «vessato ingiustamente» sette medici del reparto che dirigeva, escludendoli dalle operazioni chirurgiche e negando loro le ferie, instaurando in corsia un clima tale da costringerli a presentare le dimissioni. La Procura per i fatti contestati aveva chiesto un anno e 6 mesi, mentre la difesa l’assoluzione.
L’inchiesta è partita nel 2019 dalla denuncia di uno dei medici coinvolti, Michele Di Mauro (assistito dall’avvocato Giulio Fierini), che aveva lasciato il reparto e si era poi costituito parte civile. A condurre le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Giancarlo Ciani, è stata la guardia di finanza di Chieti. Oltre a Di Mauro, si legge sul capo d’imputazione, a subire le «condotte discriminatorie» sono stati anche i medici Giuseppe Vitolla, Sergio Cirmeni, Carlo Canosa, Marco Contini, Michele Roesler e Alessio Amico. Secondo il pm, Di Giammarco ha violato «i principi di imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione»: ha escluso «ingiustamente» i sette medici dagli interventi chirurgici, «inserendoli invece in continui turni di reperibilità» e non permettendo loro di andare in ferie. In questo modo, sintetizza l’accusa, «procurava ai medici, alcuni dei quali erano costretti a rassegnare le dimissioni dell’incarico, un ingiusto danno consistito nella perdita di occasioni professionali, in ragione dello scarso numero di interventi chirurgici programmati ed eseguiti».
Ieri pomeriggio, al termine dell’udienza, il tribunale (presidente Guido Campli) ha disposto con un’ordinanza la trasmissione degli atti al pm, fornendo una definizione giuridica diversa da quella enunciata nell’imputazione. (y.g.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

