Medici indagati per la morte di Marika

Avvisi di garanzia ai cinque chirurghi che hanno operato la paziente: domani l’autopsia. I familiari: «Vogliamo giustizia»
CHIETI. Cinque medici dell’ospedale di Chieti sono indagati per la morte di Marika Chiavaroli, 44 anni, operatrice socio-sanitaria di Cepagatti: la paziente, entrata al Santissima Annunziata per dimagrire, è deceduta venerdì scorso dopo un doppio intervento chirurgico.
A seguito della denuncia presentata dai familiari della donna, il sostituto procuratore Giuseppe Falasca ha aperto un’inchiesta ipotizzando il reato di omicidio colposo. L’iscrizione nel registro degli indagati dei chirurghi che hanno seguito la paziente è un atto dovuto in presenza di un esame irripetibile, come quello dell’autopsia, che verrà eseguito domani dal medico legale Cristian D’Ovidio. La procura ha nominato come consulente anche il gastroenterologo chirurgo Giovanni Casella. Le indagini sono condotte dai poliziotti della squadra mobile, diretti dal vice questore aggiunto Miriam D’Anastasio.
Marika, che in passato aveva lavorato anche per la clinica privata Villa Pini, è stata ricoverata al policlinico il 2 luglio. All’indomani, dopo gli esami di routine, è stata sottoposta a un intervento di bypass gastrico nel reparto di Chirurgia dell’obesità ed endocrinologia. Stando a quanto sostengono i medici, dai primi controlli è emersa «la buona riuscita dell’operazione. Poi, però, è comparsa una febbre di cui abbiamo subito cercato la causa, sottoponendo la paziente a una Tac e una endoscopia». Gli esami non hanno aiutato a scoprire il motivo dell’infezione. L’equipe di Chirurgia bariatrica avrebbe voluto trasportare la paziente a Roma, in un centro specializzato, ma l’aumentare della febbre – sempre in base alla ricostruzione dei medici – ne ha sconsigliato il trasferimento. Giovedì scorso Chiavaroli, a causa di un ulteriore peggioramento delle condizioni cliniche, è tornata in sala operatoria per un secondo intervento. Dopo l’operazione la donna è stata ricoverata in Rianimazione, dove è morta venerdì notte. In vista dell’autopsia di domani, anche i familiari di Marika – il padre Ulisse, la madre Antonietta Rinomato e i fratelli Stefano e Amedeo – potranno nominare un consulente di parte. «Vogliamo verità e giustizia», dicono i parenti. «Marika era contenta di fare quell’operazione. Era una donna forte, una grande lavoratrice, una persona solare impegnata nel sociale: stava bene, a casa faceva tutto lei. Sappiamo solo che è entrata sana in ospedale, senza più uscirne».
Gli indagati sono difesi dall’avvocato d’ufficio Stefano Azzariti.

