Medico e usciere Furbetti del cartellino

27 Gennaio 2017

Casoli, l’operatore timbrava entrate e uscite al posto del dottore

CASOLI. Inchiesta chiusa e richiesta di rinvio a giudizio per due furbetti del cartellino. Si tratta di due operatori sanitari dell’ex ospedale Consalvi di Casoli. Per loro l’accusa è di truffa aggravata e falso. In un periodo in cui si seguono a raffica indagini e avvisi di conclusione indagini per furbetti del cartellino, dipendenti che timbrano l’ingresso a lavoro e invece fanno altro (vedi i Comuni di Nola e Giugliano in Campania, Sulmona, Sanremo o del Comune di Lanciano), ora l’inchiesta coinvolge un ospedale.

Nei guai sono finiti un dipendente, G.C., casolano, e un medico, O.P., di Chieti. Entrambi lavorano all’ex Consalvi. In base alle indagini coordinate dal procuratore capo facente funzioni Rosaria Vecchi, i due avrebbero truffato l’azienda ospedaliera e la Asl. G.C. aveva il cartellino marcatempo del medico e provvedeva al suo posto a timbrare l’ingresso o l’uscita di O.P., quando invece il dottore era assente dal luogo di lavoro. Insomma il dipendente timbrava al posto del medico seguendo i turni di lavoro e lo faceva risultare presente anche quando non c’era, inducendo in errore la pubblica amministrazione sul regolare svolgimento dei turni di servizio di quest’ultimo e procurando un ingiusto profitto pari alla retribuzione giornaliera falsamente espletate.

Un “lavoro” che sarebbe durato per mesi, da febbraio ad ottobre 2016, secondo la Procura. Che oltre alla truffa contesta ai due anche il reato di falso in atto pubblico in concorso: «I due attestavano falsamente la presenza del medico in giorni e ore in cui non era presente». Solo il medico, invece, deve rispondere anche di falso per una dichiarazione scritta alla direzione ospedaliera. Sempre in base alle indagini, il 28 settembre 2016 O.P. avrebbe prodotto una dichiarazione alla direzione ospedaliera in cui sosteneva che «il giorno prima aveva erroneamente omesso di registrare l’entrata in ospedale, che era arrivata alle 8,40, invece l’attività di polizia giudiziaria», annota la Procura, «accertava che quel giorno era entrato alle 9,43». Indagini ambientali, osservazioni e documenti hanno portato il procuratore a chiedere al giudice per le indagini preliminari, Massimo Canosa, il rinvio a giudizio, essendoci elementi di prova fondati a sostenere l’accusa e un eventuale processo. In udienza preliminare toccherà agli avvocati dei due dipendenti Asl presentare le proprie ragioni al giudice, dimostrare l’estraneità dai fatti contestati, smontare le accuse e ottenere il proscioglimento.

Questi sono gli ultimi due casi di “furbetti del cartellino” scovati dalla Procura di Lanciano, che è molto impegnata sul fronte della lotta all’assenteismo. Cinque sono i casi di assenteisti al Comune di Lanciano che sono a processo. Si tratta di dipendenti che sarebbero stati sorpresi dal sindaco Mario Pupillo fuori dal proprio ufficio dopo aver timbrato l’ingresso a lavoro. Uno solo di questi procedimenti si è chiuso con l’assoluzione del dipendente. Poi ci sono i casi dei 4 cantonieri della Provincia sorpresi a fare altro e di una decina di dipendenti Sevel che, più che imbrogliare sulle timbrature del cartellino, abusava dei permessi della legge 104 e delle malattie.

©RIPRODUZIONE RISERVATA