Mensa in ospedale: paga da sei euro l’ora

5 Febbraio 2017

Ai dipendenti della nuova ditta orario ridotto e stipendi dimezzati Mauro Febbo minaccia ispezioni per verificare la qualità del servizio

CHIETI. Stipendi per un addetto alla cucina che scendono sino a 227 euro al mese. A 443 euro al mese nel caso di un cuoco. Orari di lavoro notevolmente ridotti e difficoltà nell’organizzazione interna dei turni e delle mansioni. Le criticità del nuovo appalto di ristorazione ospedaliera della Asl Lanciano Vasto Chieti, dopo giornate di sciopero e incontri dal prefetto, arrivano anche all’attenzione del presidente della Commissione regionale di vigilanza, Mauro Febbo, che si interessa non solo del problema dei lavoratori ma anche della qualità dei pasti serviti. E su questo ultimo fronte il presidente della Commissione vigilanza minaccia ispezioni quotidiane in ospedale. La nuova gestione è partita lo scorso 10 dicembre. Ai 137 dipendenti l’azienda ha subito prospettato un orario di lavoro notevolmente ridotto con riorganizzazioni interne che hanno messo a dura prova i lavoratori riassorbiti dall’azienda subentrante. Al loro fianco è subito sceso il sindacato, e adesso anche il presidente della Commissione regionale di vigilanza che ieri, insieme ai consiglieri comunali e provinciali Emiliano Vitale e Stefano Maurizio Costa, ha fatto il punto della situazione nel corso di una conferenza stampa. L’attenzione del presidente Febbo si è incentrata soprattutto sulla gara d’appalto. «Al bando», dice, «hanno partecipato, ovviamente, diverse ditte, compreso quella che per anni ha fornito il servizio e che ha presentato un ribasso nell’ordine dello 0,10% mentre un’altra ditta locale dello 0,35%. La ditta vincitrice dell’appalto ha offerto un ribasso del 5,82% e la prima cosa da chiedersi è se qualcuno abbia effettuato e approfondito l’analisi di questo tipo di offerta». Della questione sono state interessate anche Anac e Procura, a cui tutte le carte relative all’appalto sono state inviate grazie a un esposto a firma dei sindacati Filcams Cgil e la Uiltucs Uil. Il nuovo gestore, ha proseguito Febbo, «nel mese di dicembre ha inviato una raccomandata ai dipendenti per comunicare unilateralmente il cambio del contratto di lavoro, portato da quello del settore turismo – commercio al secondo livello del contratto nazionale delle imprese di pulizie. Per gli addetti alla mensa la variazione determina la riduzione della paga oraria che scende da 7,668 a 6,841 euro, ciò significa che da una busta da paga di circa 800 euro mensili si passa a circa 200 euro al mese, considerando anche la riduzione del monte ore. Non solo il personale di cucina, ma anche i cuochi che si sono visti ridotti l’orario settimanale da 30 a 15 ore per uno stipendio che passa da circa 1.200 euro mensili a circa 550 euro». L’orario di lavoro per gli addetti alla mensa scende da 20 a 7 ore settimanali, «una cosa assurda», sbotta Febbo, «in pratica i dipendenti lavorano 1 ora e mezza a giornata peraltro senza la possibilità di poter programmare nulla perché gli orari vengono comunicati giorno per giorno». Febbo ripropone tutti i dubbi già espressi sulla realizzazione del nuovo ospedale attraverso il metodo del project financing che porterà all’esternalizzazione di 12 tipi di servizi per 30 anni. C’è poi la questione degli altri 45 lavoratori del servizio mensa con contratto Asl mandati a lavorare presso il nuovo gestore, quasi fosse un comando. Istituto, quello del comando, tipico della pubblica amministrazione che, sottolinea il consigliere, in questo caso può essere utilizzato solo su base volontaria. La delibera 1403 del 2/12/2016 che sancisce il distaccamento temporaneo al privato, è stata già impugnata davanti al giudice del lavoro che dovrebbe pronunciarsi in settimana. Infine c’è il problema, per nulla secondario, della qualità dei pasti. Con lo spostamento della cucina dall’ospedale di Chieti a quello di Pescara, non poteva non aprirsi anche questo tipo di criticità. «Voglio evidenziare», dice Febbo a riguardo, «che dai 430 pasti giornalieri forniti si è scesi a soli 230/250 di oggi. Ciò sta a dimostrare che i pazienti rifiutano un pasto poco gradito, proveniente dall’esterno e non in linea peraltro con la dieta sanitaria. I pasti vengono prodotti a Pescara per essere forniti ai presidi di Pescara, Chieti, Guardiagrele e Torrevecchia. La cucina di Chieti è stata chiusa in attesa di ristrutturazione ma del bando per i lavori da mesi e mesi non se ne sa nulla. E anche su questo», conclude il consigliere regionale, «ci sarebbe da temere per un’altra espropriazione territoriale».

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