Mensa mai partita, Ladisa chiede 230mila euro di danni al Comune

Il colosso della ristorazione di Bari, vincitore dell’appalto da 5 milioni, si appella al Consiglio di Stato La ditta aveva già vinto un’altra causa lo scorso giugno, ma la sentenza era rimasta inapplicata
CHIETI. Il colosso della ristorazione di Bari, la società Ladisa, che per anni ha gestito il servizio mensa nei quattro comprensivi teatini per un totale di 1.500 pasti, ha presentato ricorso al Consiglio di Stato contro il Comune di Chieti perché il servizio di refezione nelle scuole non è mai partito. Ora la ditta chiede un risarcimento danni che ammonta a circa 230mila euro. Soldi che, l’ente in dissesto e in corsa per il risanamento delle finanze, potrebbe avere difficoltà a trovare: si rischia quindi un altro debito fuori bilancio per Palazzo di città.
IL RICORSOLa società Ladisa, assistita dagli avvocati Aldo Loiodice, Pasquale Procacci e Michelangelo Pinto, ha presentato mercoledì il ricorso per ottemperanza contro il Comune e nei confronti di Compass group Italia spa e Consorzio appalti Italia, le ditte che si sono presentate alla gara insieme al colosso di Bari. Ma quella tra Ladisa e il Comune è una vera e propria battaglia giudiziaria che va avanti da anni, fatta di provvedimenti impugnati e ricorsi incrociati delle ditte in gara. E proprio in questi giorni, dopo che il consiglio comunale ha approvato la ripartenza del servizio mensa per soli 40 giorni, a partire dall’8 gennaio e fino al 4 marzo, si riaccende la battaglia. Ora ad essere impugnata è la mancata ottemperanza alla sentenza del Consiglio di Stato del 26 giugno scorso che aveva dichiarato la vincita del ricorso della ditta di Bari contro il Comune e, quindi, la prosecuzione del servizio di refezione nelle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado. Nel caso sia accolto il ricorso da parte dei giudici, il Comune sarà costretto a risarcire per danni la Ladisa per circa 230mila euro. Più nel dettaglio, l’ultimo pronunciamento del Consiglio di Stato riammetteva il colosso della ristorazione alla gara di quasi 5 milioni di euro: per l’effetto dell’esclusione della prima classificata (Consorzio appalti Italia) e della esclusione della seconda (Compass group), la Ladisa – arrivata al terzo posto – poteva continuare a distribuire i pasti negli istituti teatini alle condizioni previste dall’avviso pubblico del 2020.
LA SENTENZA Il Consiglio di Stato, con la sentenza pubblicata a fine giugno scorso, (presidente Michele Corradino, consiglieri Pierfrancesco Ungari, Paolo Carpentieri, Ezio Fedullo e Stefania Santoleri in qualità di consigliere estensore), ha accolto la tesi della società Ladisa. In primo grado, infatti, il Tribunale amministrativo regionale (Tar) di Pescara aveva bloccato l’appalto e successivamente, con la sentenza dello scorso gennaio, aveva azzerato l’intero vertice della graduatoria stilata dal Comune per assegnare il servizio in quanto le prime tre ditte avrebbero tutte commesso degli errori nella presentazione dell’offerta economica. Invece, in secondo grado, a seguito della disamina della documentazione presentata dalle aziende concorrenti, i giudici hanno ritenuto «non convincenti» le conclusioni del Tar e ribaltato il giudizio sulla base di situazioni fattuali diverse. La documentazione fornita da Ladisa è stata quindi considerata «completa», a differenza di quella di Compass. Per questa ragione l’appello principale presentato da Ladisa è stato accolto, mentre è stato respinto il ricorso incidentale di Compass, e confermata l’esclusione di quest’ultima società dalla gara.
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