Mensa, niente appalto fino al 2024: sono in 57 a rimanere senza lavoro

Il sindaco: «A causa del dissesto dobbiamo attendere il nuovo bilancio per ripristinare il servizio» Per i dipendenti della ditta Ladisa ci sono due strade: la cassa integrazione oppure il licenziamento
CHIETI. Niente appalto mensa prima del prossimo anno scolastico 2023-2024. Il Comune senza soldi non può muoversi per quest’anno, ma con il nuovo bando ci sarà una clausola di salvaguardia per i 57 lavoratori che hanno portato avanti sinora il servizio per conto del gestore uscente, la Ladisa di Bari. È quanto si è appreso al termine dell’incontro di ieri pomeriggio in municipio alla presenza del sindaco Diego Ferrara, dell’assessore Enrico Raimondi, del rappresentante della Uiltucs Abruzzo Ernesto Magnifico, che ha chiesto e ottenuto l’incontro, e di quattro delegati dei lavoratori (due autisti e due scodellatrici).
Sindaco e assessore hanno detto chiaramente agli addetti rimasti senza lavoro che al momento, revocata la gara per la mensa, non si può procedere a un nuovo appalto perché il Comune in dissesto deve prima di tutto redigere il cosiddetto bilancio stabilmente riequilibrato. Strumento senza il quale non si possono impegnare le risorse necessarie alla gara d’appalto. Il bilancio, una volta approvato, deve poi ottenere il via libera ministeriale che si stima possa arrivare tra marzo e aprile prossimi. È chiaro, quindi, che con questi tempi il nuovo servizio non potrà partire in questo anno scolastico ma che si dovrà attendere l’avvio del prossimo. Se il Comune dovesse trovare nel frattempo soluzioni-tampone, magari con l’aiuto delle dirigenti degli istituti comprensivi, queste non prevedono, al momento, l’impiego dei lavoratori della Ladisa.
La clausola sociale di salvaguardia che verrà inserita nel prossimo bando permetterà, invece, che a settembre prossimo, se tutto va secondo programma, i 57 potrebbero essere ripresi al lavoro dal nuovo gestore. «Siamo soddisfatti per l’impegno preso dall’amministrazione con la clausola di salvaguardia», dice Magnifico, «ma siamo nello stesso tempo preoccupati per come questi lavoratori possano arrivare senza percepire stipendio fino alla ripartenza del nuovo appalto mensa». Attualmente i 57 addetti non sono stati licenziati dalla Ladisa ma sono «in sospensione»: una formula tecnica, impiegata in settori come quelli scolastici, che li lega ancora all’azienda ma a zero euro.
Per far loro percepire un sostegno economico due sembrano al momento le strade: la cassa integrazione oppure il licenziamento che permette di percepire una indennità di disoccupazione. Magnifico propende per quest’ultima soluzione: «Credo sia la più appropriata in questa situazione», dice, «personalmente, ho già provato a contattare la Ladisa per capire qual è l’intenzione dell’azienda, ma non ho avuto risposte. L’amministrazione comunale si è invece impegnata a chiedere alla ditta la lista dei 57 nomi degli addetti impegnati nel servizio di refezione da consegnare al nuovo gestore, in modo che non ci possano essere errori al momento della ripartenza».
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