Mensa Pilkington I Cobas: peggiorata la qualità dei pasti

San Salvo. Il sindacato contesta il servizio nell’azienda «Porzioni ridotte per paura che manchino gli alimenti»
SAN SALVO. Figli, figliastri e proteste. I Cobas contestano il servizio mensa all’interno della Pilkington. In una nota gli iscritti al sindacato parlano di disparità di trattamenti fra il personale e un servizio non sempre eccepibile. «Il servizio», scrive in una nota l’esecutivo provinciale del sindacato insieme alle Rsu di fabbrica, «ha assunto un atteggiamento sempre più padronale». Ai lavoratori non piace l’atteggiamento di alcune socie della Camst, la società che gestisce la distribuzione dei pasti. «Si definiscono cuoche, responsabili, ma non possono decidere su tutto e su tutti. Il loro atteggiamento crea talvolta situazioni di disagio alle loro colleghe e malumori fra noi lavoratori», annotano i Cobas. Le cuoche contestate sono quattro. Il sindacato ritiene assurdo che uno chef sia stato incaricato di preparare solo i piatti freddi. «La qualità e la quantità dei pasti somministrati nell’ultimo periodo», scrivono i Cobas, «è peggiorata, così come le scelte assunte sugli acquisti di pane e olio (scomparso dalle tavole l’olio De Cecco da prima di agosto)». L’elenco delle lagnanze è lungo. Il sindacato contesta il costo di 50 centesimi sui contenitori d’asporto, le tovaglie non sempre perfette e la riduzione delle porzioni per paura che manchino i pasti. «Alla fine», annotano i Cobas, «si butta tanto di quel cibo da poter sfamare decine di indigenti. In più occasioni ci siamo trovati nell’impossibilità di poter scegliere un’alternativa ai secondi piatti. Inoltre, denunciamo a gran voce l’invio di personale addetto alla somministrazione dei pasti, (tra l’altro in divisa) a pulire i bagni per poi tornare alla mensa con gli stessi abiti, violando così le più elementari norme di igiene e sicurezza del lavoro».
Il sindacato parla anche di discriminazione fra le lavoratrici. «Cosa ancor più grave», aggiungono i Cobas, «è che a loro è severamente vietato pranzare anche se arrivano prima dell’orario previsto, e la loro pausa pranzo è ridotta a soli 15 minuti e va recuperata. Di fronte a situazioni che non ci sembrano giuste ed eque», concludono i Cobas, «abbiamo richiesto un incontro alla Camst di Bologna. Qualora le situazioni appena descritte dovessero perdurare , inizieremo azioni più incisive di protesta».
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