Mense a rischio per 1.500 alunni: nel bilancio mancano le somme

La scuola inizia con l’incognita sulla refezione: la ditta chiede tempo per valutare l’offerta del Comune Opposizione all’attacco. Costa: «Buttati 450mila euro». Pompilio: «Nessuna garanzia per le famiglie»
CHIETI. A rischio il servizio mensa per 1.500 alunni teatini. La Ladisa, il colosso della ristorazione di Bari che nel giugno scorso ha vinto il ricorso al Consiglio di Stato contro il Comune, si è presa altri cinque gironi di tempo per decidere se confermare o meno le condizioni dell’offerta tecnica ed economica formulata quasi tre anni fa nell’ambito dell’avviso pubblico da quasi 5 milioni di euro. A rivelare le difficoltà, nel giorno in cui la prima campanella è suonata in molti istituti comprensivi della città, è l’assessore alla Pubblica istruzione Teresa Giammarino durante la commissione di ieri mattina.
L’amministrazione il 31 agosto scorso ha inviato una nota ufficiale alla Ladisa, chiedendo la disponibilità ad assicurare la refezione scolastica alle stesse condizioni della gara d’appalto del 2020, finita al centro di una battaglia giudiziaria. La ditta dovrebbe impegnarsi ad assicurare 1.280 pasti in media al giorno al costo di 4,25 euro l’uno fino al 31 dicembre 2023, salvo poi ricevere dei leggeri ritocchi verso l’alto in virtù degli adeguamenti Istat (4,58 euro nel 2024; 4,91 nel 2025; 5,15 nel 2026). Il problema, tuttavia, come evidenziato dai consiglieri di opposizione, è che fino allo scorso anno scolastico la stessa società con la gestione in proroga del servizio riceveva per ogni pasto erogato un rimborso dal Comune di 5,20 euro. La riduzione del prezzo ha quindi spinto i vertici della Ladisa a temporeggiare, il tutto mentre gli alunni sono tornati sui banchi e l’app ufficiale proprio ieri mattina ha aperto le iscrizioni per le famiglie. «Se Ladisa rifiuta queste condizioni economiche il servizio rischia di essere sospeso», tuona Stefano Maurizio Costa (Forza Chieti), «ad oggi non sappiamo se e quando potrà essere erogato. Inoltre, andando avanti per proroghe, finora il Comune ha pagato ogni pasto circa un euro in più, sperperando 150mila euro all’anno. In tre anni fanno 450mila euro buttati».
Un ulteriore problema è rappresentato dalla mancanza di risorse accantonate in bilancio. «Solo per i mesi da ottobre a dicembre servirebbero 397.120 euro», fa il conto Serena Pompilio (Azione politica), «ma il Comune ne ha solamente 146mila, ossia c’è una copertura solo per 23 giorni. Nessuna garanzia e nessuna attenzione per le famiglie. Tutto ancora in alto mare, comprese le procedure che l’amministrazione sta mettendo in atto solo ora. Dopo 2 anni e mezzo di contenzioso, terminato a giugno di quest’anno, l’assessore non ancora sa come procedere: se con una nuova gara di appalto (non rendendosi forse conto che verranno generati altri contenziosi), se in proroga oppure se con una concessione di servizi». «L’amministrazione Ferrara», conclude Pompilio, «non ha inteso dare un indirizzo preciso sul tema della refezione scolastica, non ritenendo evidentemente di attenzionare come “essenziale” un servizio che per le famiglie è indispensabile».
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