Minacce all’azienda per l’appalto: condannato ex funzionario Enel

3 Aprile 2024

Il romano Luciano Salusest riconosciuto colpevole dei reati di tentata concussione e turbativa d’asta Vittima la ditta Mantini di Chieti, che denunciò tutto e consegnò le riprese con le indebite pressioni

CHIETI. Minacciò una nota azienda di Chieti, la Mantini srl, per favorire un’altra ditta. L’ex funzionario dell’Enel Luciano Salusest, romano di 68 anni, è stato condannato a due anni di reclusione: il tribunale di Chieti (presidente Guido Campli, giudice a latere Morena Susi e Maurizio Sacco) lo ha riconosciuto colpevole dei reati di tentata concussione e turbativa d’asta. L’imputato – al quale state concesse le attenuanti generiche, la sospensione condizionale della pena e la non menzione – è stato interdetto dai pubblici uffici per cinque anni. Non solo: dovrà risarcire in separata sede le parti civili, ovvero l’azienda Mantini (assistita dall’avvocato Marco Femminella) e l’Enel (rappresentata dallo studio legale Severino). I giudici hanno trasmesso la copia della sentenza alla procura regionale della Corte dei conti, che valuterà eventuali profili di danno erariale.
Le indagini sono state coordinate dal sostituto procuratore Giancarlo Ciani, che ha chiesto e ottenuto la condanna dell’imputato, e condotte dai carabinieri del nucleo investigativo di Chieti. I reati girano attorno a un maxi appalto per lo smaltimento e il recupero dei rifiuti nell’ambito degli impianti della rete elettrica. Una gara pubblica divisa in undici lotti: la Mantini se n’era aggiudicati cinque. Ma l’imputato, abusando della sua qualifica di funzionario Enel e quindi incaricato di pubblico servizio, cercò di indurre la ditta teatina a rinunciare al lotto che riguardava la Puglia e la Basilicata, in passato di competenza di un’azienda di Castelnuovo Vomano. Le minacce avvennero nel corso di un incontro all’interno della Mantini, nella zona industriale di Chieti Scalo, dopo che Salusest aveva contattato i responsabili per fissare un appuntamento. Per la procura l’obiettivo del funzionario era chiaro: favorire l’azienda teramana, «prospettando alla Mantini la possibilità dell’annullamento della gara, con il conseguente e concreto rischio di non risultare più vincitrice dell’appalto, riportandone un ingente e grave danno economico finanziario».
La Mantini fin da subito respinse qualsiasi tipo di compromesso, nonostante le pressanti richieste del funzionario (anche per sms), e riferì tutto alla direzione dell’Enel, che presentò la denuncia.
Da qui le indagini del comando provinciale dell’Arma: le intercettazioni telefoniche (monitorate le chiamate del funzionario e di persone a lui vicine) e le riprese audio-video hanno permesso di raccogliere una serie di indizi ritenuti significativi. Le accuse non si fermano alla sola tentata concussione perché questa si consumò «prima che si concludesse di fatto la procedura d’appalto, turbando quindi la regolarità della stessa gara pubblica, vicenda del tutto estranea all’Enel che aveva a sua volta segnalato il comportamento del funzionario per alcune irregolarità».
L’imputato, difeso dall’avvocato Pasquale Bartolo, ha sempre negato gli addebiti, sostenendo di aver agito su indicazione dell’azienda per la quale lavorava. Una tesi ritenuta non credibile non solo dalla pubblica accusa ma anche dal tribunale. (g.let.)
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