Minacce con la pistola e pugni in faccia a chi ritardava a pagare

«Ti metto una bomba sotto casa»: così uno dei trafficanti terrorizzava un cliente con un debito di trentamila euro
CHIETI. Le parole escono come un ringhio: «Ti metto una bomba sotto casa». Edmond Roci, albanese di 44 anni che vive a Montesilvano, urla davanti al cliente che non gli ha ancora pagato 30mila euro di cocaina. E per far capire che non tira una bella aria, passa subito all’azione prendendo a pugni in faccia l’interlocutore. L’episodio, avvenuto nel settembre del 2020, secondo gli investigatori dimostra come i trafficanti albanesi utilizzassero anche la forza per raggiungere i propri obiettivi.
L’AGGRESSIONE
È lo stesso cliente, finito nella morsa delle intimidazioni, a raccontare ai carabinieri di aver acquistato da Roci un chilo di cocaina il 27 maggio del 2020. Ma il carico, momentaneamente nascosto per sottrarsi a un controllo delle forze dell’ordine, era andato perduto. Il problema è che, sempre secondo la sua testimonianza, il 44enne non ha creduto a quella storia e ha cominciato a mettergli pressione.
LE INTIMIDAZIONI
Non solo l’aggressione del mese di settembre con i pugni sul viso: le minacce sono proseguite anche nei giorni successivi, «sia mediante messaggi telefonici, sia attraverso persone che si recavano a cercarlo nell’abitazione familiare in Albania», riassume il giudice Guendalina Buccella, nell’ordinanza di custodia cautelare, sottolineando anche come il racconto dell’aggredito appaia «spontaneo, congruo e dettagliato». Per il giudice, dunque, Roci – che ha anche un precedente specifico – va arrestato e rinchiuso in carcere perché «sussiste l’evidente urgenza di evitare nuovi reati, derivante sia dalla spiccata propensione delittuosa dell’indagato, sia dalla particolare pericolosità dello stesso». E il giudice, in questo senso, parla chiaramente di «collegamenti con la criminalità organizzata».
«HANNO ANCHE ARMI»
I pm Stefano Gallo e Giancarlo Ciani contestano ai componenti dell’associazione per delinquere anche l’aggravante «della disponibilità di armi». Più nel dettaglio, Emiljan Guri, albanese con residenza a San Benedetto del Tronto, e un complice attualmente ricercato hanno avuto l’incarico dal capo del sodalizio, Armand Veliu, di gestire in sua assenza «i rapporti con la fitta rete di stabili acquirenti di cocaina ed eroina, adoperandosi per il recupero delle somme di denaro dovute dai clienti, anche presso i familiari di coloro che erano arrestati, nei confronti dei quali facevano ricorso all’uso della pistola per ottenere il preteso credito».
«DOVETE DARCI I SOLDI»
C’è un episodio, in particolare, che dimostra – sempre secondo i pm – la capacità intimidatoria del gruppo criminale. È la fine di gennaio del 2020 quando Guri, insieme alla sua “spalla”, picchia uno dei clienti e minaccia – puntandogli una pistola – il padre di un altro acquirente che, nel frattempo, è stato arrestato. Una microspia capta addirittura un «rumore compatibile con lo scarrellamento di un’arma». In questo modo, costringono i due «a promettere l’immediata consegna di 100mila euro come residuo di pagamento di una fornitura di tre chili di cocaina». E la minaccia ha un effetto concreto perché, a distanza di pochi giorni, il genitore decide di consegnare un acconto di 8mila euro.
GLI INTERROGATORI
I dodici arrestati, in attesa dell’interrogatorio di garanzia che probabilmente sarà fissato oggi dal giudice, sono rinchiusi nelle carceri di San Vittore a Milano, Pescara, Ascoli Piceno, Carinola (Caserta) e Rieti.
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