Minaccia di morte l’ex capo Un anno a un operaio

31 Maggio 2019

Atti persecutori su datore di lavoro e moglie dopo il licenziamento per giusta causa Appostamenti anche davanti alla scuola frequentata dai figli minori della coppia

LANCIANO. Non gradì il licenziamento e iniziò a perseguitare il suo ex capo e la moglie. Minacce anche di morte, pedinamenti, persecuzioni che sono costate a Perparim Sina, albanese, 40 anni, residente ad Atessa, una denuncia per stalking, il carcere e ora anche la condanna da parte del giudice Andrea Belli a un anno di reclusione e risarcimento danni di 2.500 euro all’ex datore di lavoro e 2.500 euro a sua moglie rappresentati dall’avvocato Michele Di Toro.
Un processo non usuale quello di stalking verso i datori di lavoro, perché di solito si verifica il contrario: lo “stalking occupazionale” (diverso dal mobbing) ossia un comportamento persecutorio tenuto nei confronti del lavoratore da parte del datore di lavoro. Qui invece è avvenuto, vista la condanna, il contrario. Inizialmente a perseguitare gli imprenditori c’era anche il fratello di Perparim, che però ha risarcito i danni alla coppia e quindi è uscito dal processo, continuato per il familiare. Secondo quanto ricostruito dalla Procura in base alle indagini dei carabinieri della Compagnia di Atessa, su denuncia dell’imprenditore a capo di un’azienda metalmeccanica, i due lo avrebbero minacciato di morte, fino quasi ad aggredirlo dopo che erano stati licenziati. Erano stati messi alla porta, per giusta causa, a fine dicembre 2016, e non avevano accettato la decisione del principale. Da allora sarebbe iniziata la persecuzione. Numerosi messaggi anche vocali dal contenuto gravemente minaccioso sull’utenza dell’uomo, pedinamenti e appostamenti. In una occasione l’ex operaio sarebbe anche andato in fabbrica per minacciare il datore e con il fratello cercò di aggredirlo. Gli appostamenti erano continui, anche fuori dalla scuola frequentata dai figli minori della coppia di imprenditori. Sempre davanti la scuola la moglie avrebbe subito delle minacce. Non solo: una volta in un supermercato Sina avrebbe mimato all’uomo il gesto del taglio della gola, un’altra volta gli ha scagliato una pietra contro l’auto costringendolo a fermarsi e nel mentre lo ho minacciato dicendo tra l’altro: “Questo è niente…prima o poi te le brucio...non riposerò finché non vedrò morti te e tua moglie”.
Minacce, fatte anche in presenza dei figli minori dei due imprenditori, ma stoppate dai carabinieri il 16 febbraio 2017, giorno dell’arresto. Durante le udienze Sina ha cercato di spiegare che le sue erano richieste di incontro perché voleva riottenere il lavoro, e anche il pagamento di giornate lavorative prestate, non erano minacce né tanto meno stalking. Ma il giudice Belli ha rilevato lo stalking e ha condannato l'uomo ad un anno di reclusione con risarcimento danni.