Mirò, la ditta torna a chiedere i permessi

17 Febbraio 2022

Chieti. Oggi il comitato Via si esprime sul ricorso dell’impresa. Febbo: «Speriamo si chiuda il capitolo»

CHIETI . La ditta bergamasca Sile ci riprova. Dopo diverse bocciature, la proprietaria del terreno dove doveva sorgere il parco commerciale Mirò, al confine con Megalò, torna a chiedere le autorizzazioni al comitato di coordinamento per la valutazione di impatto ambientale. Questa mattina, infatti, il comitato Via è chiamato ad esprimersi sul ricorso della ditta di costruzioni dell’imprenditore bergamasco Massimo Locatelli. L’ultima bocciatura del comitato Via c’era stata lo scorso ottobre. Sile aveva chiesto la possibilità di ottenere una cosiddetta “Via postuma”, vale a dire autorizzazioni a posteriori, una sorta di sanatoria per i manufatti realizzati a Santa Filomena, poi bloccati in seguito a ricorsi al Tar.
A ottobre il Via aveva giudicato la richiesta come irricevibile. Lo stesso iter c’era stato nello scorso mese di luglio. La motivazione dello stop del comitato stava nel fatto che le autorizzazioni ottenute per la realizzazione dell’intervento a pochi metri dal fiume Pescara sono scadute. «Mi auguro sinceramente che questa sia l’ultima puntata, sebbene il ricorso sia legittimo, poiché nulla è cambiato rispetto alle precedenti posizioni assunte da Regione Abruzzo». Questo il commento del capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale Mauro Febbo, che tira in ballo anche i rischi ambientali derivanti da un nuovo insediamento a un passo dal fiume Pescara. «Gli ultimi eventi atmosferici con precipitazioni», dice, «nonostante non siano stati di forte entità e durevoli, hanno dimostrato la fragilità delle barriere realizzate, che a poco servirebbero in casi di piogge di grande entità. D’altro canto, la Sile si ostina in una richiesta priva di qualsiasi legittimità urbanistica e ambientale. L’istruttoria di valutazione ha sempre portato a una bocciatura dell'istanza e sono certo che anche questa volta il risultato sarà il medesimo. Come più volte ribadito», conclude, «oltre alle evidenti problematiche di natura urbanistica e ambientale, ritengo che l’opera non sia sostenibile dal punto di vista socio-economico sia per la città di Chieti sia per l’intera Val Pescara». (a.i.)
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