Mirò, riparte la battaglia dei costruttori

La proprietà torna al tribunale amministrativo contro i giudizi negativi del Comitato di valutazione di impatto ambientale
CHIETI. I costruttori non si arrendono. Dopo lo stop al cantiere, riparte la battaglia legale davanti al Tar. La proprietà del terreno ai confini con Megalò non rinuncia alla realizzazione del parco commerciale Mirò e, prima ancora di ricorrere al Consiglio di Stato contro l’ultima sentenza del Tar che ha bloccato i lavori, torna alla carica con un ricorso ancora davanti al tribunale amministrativo. Il ricorso era stato proposto diverso tempo fa, ma la stessa proprietà, la Sile Costruzioni di Bergamo, ne aveva chiesto la cancellazione, avendo ottenuto il permesso di costruire al termine della conferenza dei servizi di Cepagatti. Avendo il Tar annullato la conferenza di servizi, la Sile ha riproposto il vecchio ricorso.
IL RICORSO CONTRO IL VIA. Gli avvocati della società, Giulio Cerceo e Stefano Corsi, chiedono al Tar di annullare il giudizio del Comitato regionale per la valutazione di impatto ambientale numero 2.775 del 23 marzo 2017, «nella parte», si legge nella richiesta, «in cui ha rigettato l’istanza di proroga del giudizio Via 1925/2012, favorevole, e ha dichiarato improcedibile la richiesta di modifica sostanziale del progetto limitatamente alle opere edili». Il giudizio del Via del 2012 è quello che ha rilasciato le autorizzazioni favorevoli originarie, richieste dal progettista Domenico Merlino. A marzo 2017 il Via rigettò l’istanza di proroga del vecchio giudizio favorevole e bocciò anche un secondo progetto, che andava in riduzione rispetto al primo. Il parere fu confermato anche il 21 dicembre del 2017, giudizio di cui ugualmente si chiede l’annullamento. Infine Cerceo e Corsi chiedono di annullare il giudizio del Via del 12 giugno scorso, con cui è stata dichiarata la decadenza dei permessi originari del 2012. Gli avvocati ricordano anche i «costosissimi lavori di messa in sicurezza dell’area interessata dall’intervento», vale a dire la palizzata antialluvione, «poderose opere di messa in sicurezza», rimarcano. Infine hanno ricordato la Conferenza di servizi di Cepagatti conclusasi favorevolmente il 18 aprile scorso, che diede di fatto l’avvio ai lavori.
RISARCIMENTO DANNI. In pochi mesi nel cantiere sono spuntati come funghi diverse strutture in cemento armato. Tutto autorizzato dalla conferenza di Cepagatti. Salvo poi scoprire, con l’ultima udienza Tar dell’8 febbraio scorso, che i permessi non valevano nulla. «Lavori ormai in stato più che avanzato», sottolineano gli avvocati. I danni, sono dunque, «ingenti»: un milione di euro solo di oneri concessori (versati metà a Chieti e metà a Cepagatti), 250mila euro dati per la richiesta di allaccio Enel. «Senza contare», concludono gli avvocati, «l’esposizione con le banche, i contratti sottoscritti con le aziende interessate a insediarsi e i 300 posti di lavoro che si sarebbero creati».

