Mirò, un nuovo stop dai giudici: niente negozi vicino al fiume

25 Febbraio 2021

Respinti i ricorsi della società Sile costruzioni di Bergamo dopo la bocciatura da parte della Regione Esultano Wwf e associazioni di categoria: «Speriamo sia l’ultimo atto di una lunga battaglia legale»

CHIETI. Niente nuovi negozi vicino a Megalò. Al limite del parcheggio del grande centro commerciale in riva al fiume Pescara non sorgerà più alcun parco commerciale: per la Sile Costruzioni di Bergamo e per il suo Mirò arriva l’ennesimo stop del Tar. Con due sentenze pubblicate ieri e l’altro ieri, i giudici hanno bocciato i due ricorsi presentati dalla ditta nel 2017 e nel 2020. Esultano, dunque, le associazioni ambientaliste e del commercio che, con l’avvocato ambientalista Francesco Paolo Febbo, hanno seguito la vicenda, costituendosi anche in giudizio, laddove possibile, contro la ditta. Nel nuovo ricorso la Sile chiedeva l’annullamento dei diversi pareri del Comitato di coordinamento regionale per la valutazione d’impatto ambientale (Comitato Via) con i quali era stata più volte ribadita la decadenza del giudizio positivo che lo stesso Comitato aveva rilasciato nel 2012, in base al quale i Comuni di Chieti e Cepagatti avevano a loro volta rilasciato le autorizzazioni edilizie. Per questo motivo i giudici hanno invitato i Comuni di Chieti e Cepagatti «ad adottare i consequenziali provvedimenti». I lavori avviati per la costruzione degli edifici commerciali vennero in effetti sospesi su ordinanze dei Comuni di Chieti e di Cepagatti emesse in ottemperanza a un’altra sentenza del Tar, con la quale era stata annullata la determinazione conclusiva della conferenza di servizi indetta dal Comune di Cepagatti per la voltura a Sile dei titoli abilitativi a suo tempo rilasciati alla Sirecc, società edile che all’inizio doveva realizzare l’intervento. La decisione del Tar è stata poi sostanzialmente confermata dal Consiglio di Stato. Quest’ultima causa è stata discussa in udienza pubblica il 12 febbraio scorso e il Wwf era presente (ad opponendum) attraverso l’avvocato Febbo: «L’auspicio», commenta Febbo, «è che questo sia stato davvero l’ultimo atto di una battaglia legale che va avanti da anni e che ha ormai solidificato con diverse sentenze alcuni dati di fatto: il giudizio del 2012 è scaduto, così come il Prusst, e le condizioni e le sensibilità ambientali e socio-economiche odierne sono tali da non consentire alcuna revisione». Il Wwf, insieme a Confcommercio, Cna e Confesercenti, non ha comunque intenzione di fermarsi. La presidente del Wwf Chieti-Pescara Nicoletta Di Francesco chiede ora che le costruzioni realizzate vengano abbattute. «Non è tollerabile che», dice Di Francesco, «mentre ogni giorno gli effetti dei cambiamenti climatici evidenziano la necessità di cambiare radicalmente approccio, oggi si insista per costruire a ridosso di un fiume. Bisogna al contrario cominciare a pensare come togliere il cemento da quelle aree e non già ad aumentarlo».