Moglie gettata dal ponte nel fiume Il marito: «Non volevo ucciderla»

Angelo Bernardone, 74 anni, è accusato dell’omicidio di Maria Rita Conese, 72, malata di Alzheimer Il difensore Cocchino: il mio assistito dice di averla spinta senza pensare a quale altezza si trovasse
CASALBORDINO. «Non pensavo che il ponte fosse così alto. Non volevo uccidere Maria Rita». Angelo Bernardone, 74 anni, in carcere dal 27 dicembre scorso per avere ucciso la moglie, Maria Rita Conese, 72 anni, gettandola giù dal ponte sull'Osento, poco alla volta sta prendendo coscienza della gravità del suo gesto, ma soprattutto appare pentito. La tranquillità ostentata subito dopo l'omicidio sta lasciando il posto al rammarico. Gli mancano i figli ai quali ha chiesto perdono. Pur ribadendo di avere agito in preda all'esasperazione ha confessato al suo avvocato, Vincenzo Cocchino, andato a trovarlo in carcere, di non aver calcolato le conseguenze del suo gesto.
«Per la prima volta», conferma l'avvocato Cocchino, «Bernardone mi ha rivelato di avere spinto la moglie pensando che si risolvesse tutto con una caduta da un'altezza di un paio di metri. Non pensava che in quel punto il ponte fosse alto più di dieci metri. Questo particolare conferma il gesto d'impeto dettato dall'esasperazione e la mancanza di premeditazione».
Chiuso nei suoi silenzi, Angelo Bernardone ora ha un unico desiderio: riconciliarsi con i figli. L'arrivo del nuovo anno è stato vissuto con dolore dalla famiglia: Bernardone chiuso in una cella di Torre Sinello, i figli senza i genitori che avevano trascorso il Natale con loro. Angelo Bernardone continua a chiedere ai figli di perdonarlo. Il suo legale spera di poterli fare incontrare. Nei prossimi giorni, Cocchino depositerà una richiesta di perizia psichiatrica sul suo cliente e nel frattempo sta acquisendo la documentazione sanitaria che racconta le condizioni di Maria Rita a causa del rapido avanzare dell'Alzheimer. Sarà importante verificare quali farmaci la donna assumeva e in che modo l'anziana si relazionava con i familiari. La diagnosi del morbo di Alzheimer cambia la vita delle persone colpite dalla malattia ma anche la vita di chi vive con il malato. Non a caso esistono associazioni che cercano di dare consigli e aiuti. «Nessuno deve affrontare da solo il morbo di Alzheimer», concordano i medici. «La discrezione e il pudore della famiglia Bernardone», riflette l'avvocato Cocchino, «ha portato sia il marito che i figli a vivere il disagio all'interno delle quattro mura domestiche». Casalbordino si sta dimostrando in questo periodo attenta e solidale. Amici e conoscenti dei figli di Bernardone stanno cercando di aiutarli a superare questo drammatico momento. (p.c.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA .

