Mogol fa cantare prefetto, giudici e vip delle imprese

27 Aprile 2015

Il Circolo degli amici ospita l’autore più famoso d’Italia Al piano si esibisce il maestro Barbera, il Battisti del 2015

CHIETI. Solo chi resta giovane sa stupire ancora. Chi ha dignità sa indignarsi e chi è autentico sa parlare al cuore di tre generazioni. E’ un momento unico e magico vedere Mogol cantare la “Canzone del Sole” con 150 persone, le più note di Chieti, dal giudice al prefetto, il sindaco e il suo diretto competitor, costruttori, medici, avvocati, industriali e vertici delle forze dell’ordine. E’ come se la platea fosse un grande gruppo in gita scolastica. E la canzone, scritta e dedicata a Silvi Marina, un flashback collettivo e al tempo stesso personalissimo. E’ accaduto sabato sera al Circolo degli Amici quando Mogol è salito sulla pedana degli ospiti e, accanto al presidente Paolo De Cesare, ha ringraziato Chieti per l’accoglienza, ha spiegato con parole sue, semplici, immediate, mai banali, che cosa sono talento e genio, ha raccontato momenti vissuti con Lucio Battisti e un aneddoto, forse inedito, forse no, di quando Paul Mc Cartney propose loro un tour per far conoscere al mondo canzoni come “Emozioni”, “I Giardini di marzo”, “Pensieri e parole”, “Acqua azzurra acqua chiara”, “Il mio canto libero”. Ma un gran rifiuto, non suo, cambiò la storia della musica italiana. Battisti è un ricordo, ma gli occhi di Mogol riprendono a brillare, come quelli di un bimbo, quando presenta un giovane pianista palermitano, Giuseppe Barbera, che s’avvicina molto a quel concetto di genio, di cui parlava l’autore, quando intona “Riderà” che tocca le corde della platea inondandola di un’indescrivibile sensazione di cose perdute. Il pianista è bravo, Mogol ne è orgoglioso perché è giovane e, nel Dna, ha cromosomi di quel talento che lui vedeva nel perfezionismo di Battisti. “Ti stai sbagliando chi hai visto non è, non è Francesca”, invece lo era. E se Barbera fosse il nuovo Battisti? All’autore, questo giovane musicista, cresciuto nella sua scuola di Toscolano (il Cet), che strappa applausi suonando contemporaneamente un pezzo di Battisti, con la mano destra, e di Michael Jackson, con la sinistra, riaccende la voglia di far stupire facendo parlare la musica, come ha fatto per mezzo secolo. A tavola, poco prima, Mogol racconta un aneddoto.

Parla di Bach che una volta viaggiò per due mesi per andare a sentire il concerto di un pianista italiano. Puoi viaggiare anni prima di scoprire un nuovo talento che fa brillare gli occhi dell’autore prima di dargli il la per far cantare l’intera platea. «Ovunque vada cantano le mie canzoni, è bellissimo», sussurra Mogol all’orecchio di chi gli sta accanto.(l.c.)